Vincenzo Barilari. OUT OF TIME
from 11/05/2012 to 17/06/2012
Vincenzo Barilari was born in Rome in 1969. Following classical studies in high school, he completed a degree in Architecture at the University of Rome La Sapienza; he is registered with the Board of Architects of Rome and has been working as an architect since 1998. Following various collaborations with architecture studios at national and international level (Spain and Saudi Arabia), since 2006 he has been working in the project division for the English studio Zaha Hadid Architects. His first photographs date to the beginning of the Nineties and were taken during study trips – in University years, focusing on social reports, portraits, architecture and urban landscape. In more recent years, he has completed work on Contemporary Architecture in Europe and in the United States, as well as portraits and locations in Cuba, and on the eastern islands of Thailand.
"Snowflakes falling inside the globe. Before memory’s eyes, on Mademoiselle’s desk , she was my teacher until I reached the older children’s class, with Monsieur Servant, is the little glass globe. When we had been good pupils we were allowed to turn it upside down and hold it in the palm of our hand until the very last snowflake had fallen at the foot of the chromium-plated Eiffel Tower. I was not yet seven years old, but I already knew that the measured drift of the little cottony particles foreshadowed what the heart would feel in moments of great joy. Time slowing, expanding, a lingering graceful ballet, and when the last snowflake has come to rest, we know we have experienced a suspension of time that is the sign of a great illumination." (Muriel Barbery)
The exhibit draws from a small selection of a wider collection of these “out of time” moments, which I lived and that everyone lives, daily.
Information:
Vincenzo Barilari architetto
email : arch.vincenzobarilari@hotmail.it
http://vincenzobarilari.wordpress.com
Laboratorio Didattico. La Bottega del Sogno
Mostra Mirò! Poesia e Luce - Laboratorio didattico per bambini dai 4 ai 6 anni e dai 7 ai 10 anni della durata di 1 h e 30 circa (30 minuti visita alla mostra, 1 ora attività laboratoriale). Numero di operatori da 1 a 2
Attraverso questo progetto didattico si vuole approfondire la conoscenza della sperimentazione della poetica pittorica di Miró. Centro focale saranno i tre elementi tanto amati dall’artista: Cielo, Terra e Mare. L’incontro sarà diviso in due momenti visita della mostra e successivo lavoro in laboratorio. L’operatore guiderà i partecipanti nel percorso espositivo della mostra, soffermandosi su alcune opere che verranno analizzate in maniera approfondita. L’operatore solleciterà l’attenzione dei bambini/ragazzi utilizzando materiale di supporto che renderà più semplice e immediata la lettura iconografica.
Forme e colori saranno il punto di partenza che porteranno, attraverso il metodo induttivo, alla comprensione del processo attuato da Miró: dalla realtà all’astrazione. Durante l’attività in laboratorio si rafforzeranno i concetti trattati in mostra. I partecipanti saranno chiamati in prima persona a ripercorrere in prima persona il processo induttivo dell’artista.
TIPOLOGIE DI LABORATORIO:
1. Aguzza la vista! Ricostruiamo il sogno di Miro’.
Destinatari: 4-6 anni
Obiettivi:
Conoscere l’artista Mirò e collocarlo nel suo tempo.
Osservare ed analizzare alcune opere.
Decodificare forme e colori nelle opere dell’artista.
2. Mirò si è svegliato! Completiamo il suo sogno.
Destinatari: 7-10 anni
Obiettivi:
Conoscere l’artista Mirò e collocarlo nel suo tempo.
Osservare ed analizzare una selezione delle opere.
Decodificare gli elementi presenti nelle opere dell’artista.
3. Entriamo nei Sogni di Miro’.
Destinatari: 4/10 anni
Laboratorio per individuali attivo la domenica alle ore 16:00 / prenotazione obbligatoria
*Casi dei primi due laboratori (dipenderà dall’età dei bambini)
Scuole :
(prenotazione obbligatoria min 15 max 25 persone)
Biglietto € 5,00
Laboratorio didattico: Gruppo scolastico € 120,00
Laboratorio didattico: Gruppo privato € 120,00
Diritti di Prenotazione e Prevendita € 1,00 a bambino
Info e prenotazioni gruppi e scuole 06 916 508 451
Laboratorio domenicale per bambini ore 10:00 :
(prenotazione obbligatoria allo 06 45504424 - 347 5702256 - info@flumen).
Biglietto € 5,00
Attività € 8,00
VARI(e)AZIONI 2012
Visual and performing arts, theater, music, art and cocktails, will be held in the dynamic space of the cloister
since May 15, 2012
Free Entrace
Chiostro del Bramante is an extraordinary example of Renaissance architecture. It was designed by Donato Bramante (1444-1515), who after the fall of Ludovico Sforza had moved from Milan to Rome, to become the leading architect of Pope Julius II and a great rival of Michelangelo.
The Chiostro, or cloister, is part of a building complex which also includes the adjacent church of Santa Maria della Pace, housing Raphael's famous Sybils. The renovation of the Cloister was completed on 1997 since then became a multifunctional space which is open to the public with an increasingly cultural services. Ideal for art exhibition, workshops, also leads national and international contemporary art, moreover opens the door to the young artists willing to promote their talent, in different art fields, through the art exhibitions.
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CALENDAR: http://chiostrodelbramante.it/it/info/varieazioni_2012/
Chiostro del Bramante, Arco della Pace 5, Roma
E-mail: variazioni@chiostrodelbramante.it
Facebook.com/ChiostroDelBramante
Twitter/ChiostroDelBramte
Giulio Riotta. ‘Puggiuriali’
Puggiuriali e` un breve percorso fotografico avente come protagonista il vecchio paese di Poggioreale, in provincia di Trapani, distrutto dal terremoto del Belice nel 1968. Quello che resta, a distanza di quasi mezzo secolo, e` un paese fantasma logorato dal tempo. Se la fotografia altro non e` che un metodo per fermare lo scandire del tempo in un istante, Puggiuriali, con la sua storia e le sue ombre, vi dara` la sensazione di vivere dentro una fotografia scattata piu` di 40 anni fa.
Per informazioni:
Giulio Riotta
www.giulioriotta.com, me@giulioriotta.com
Claudio Malacarne. Le Figure dell’Ignoto
Ampie pennellate materiche condotte a colpi decisi, senza ripensamenti, danno vita alla pittura calda, squisitamente emotiva, di Claudio Malacarne. Nei suoi scorci marini, dove l’acqua occupa interamente la tela, così come nei giardini dai cromatismi selvaggi o negli intensi, umanissimi, ritratti di animali, l’artista ricrea una natura altra, potente e suggestiva, dove la realtà si rivela un gioioso pretesto per scandagliare le forme, stravolgere i colori, scoprire giochi di luce sempre nuovi.
Ecco 'Wave people', immensa tela dove le figure dei bagnanti – accennate nei dettagli e tuttavia di perfetta compiutezza anatomica – sono in realtà strategiche chiavi di volta per la complessa architettura della composizione; mentre il primissimo piano è pura action painting. O 'Sospensione', tela dal formato azzardatissimo (70x180) eppure di grande equilibrio compositivo, dove la figura, relegata sulla destra, è al tempo stesso bagnante e ballerina colta nel vortice della danza e la materia, intorno, puro magma primordiale.
Virtuosismi di delicatissime trasparenze, graffi di colore, lirismi postimpressionisti e colorismi fauve si inseguono da una tela all’altra in una corsa senza fine, in un incessante gioco tra esattezza ed emozione, realtà e suggestione, figurazione e abbaglianti seduzioni astratte.
Miró! Poesia e luce
from 16/03/2012 to 10/06/2012
Era da molti anni che Roma non ospitava una rassegna esaustiva dell’opera di Joan Miró (1893-1983), il grande artista catalano che lasciò un segno inconfondibile nell’ambito delle avanguardie europee.
La mostra presenta oltre 80 lavori mai giunti prima nel nostro Paese, tra cui 50 olii di sorprendente bellezza e di grande formato, ma anche terrecotte, bronzi e acquerelli.
Si potranno ammirare tra i capolavori, gli olii Donna nella via (1973) e Senza titolo (1978); i bronzi come Donna (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la Fundació Pilar i Joan Miró detiene molte opere dell’artista, concesse in via del tutto straordinaria per l’anteprima italiana.
La rassegna si terrà presso il Chiostro del Bramante a Roma dal 16 marzo al 10 giugno 2012. Con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna, la mostra Miró! Poesia e luce è prodotta e organizzata da Arthemisia Group, 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE e DART Chiostro del Bramante, in collaborazione con Fundació Pilar i Joan Miró.
La curatrice è María Luisa Lax Cacho, ritenuta a livello internazionale tra i maggiori esperti dell’opera di Miró, la quale ha voluto illustrare l’ultima fase della produzione della lunga vita dell’artista, quando egli finalmente concretizzò a Maiorca nel 1956 un suo grande sogno: un ampio spazio tutto suo, dove lavorare protetto dal silenzio e dalla pace che solo la natura poteva offrirgli. In occasione della mostra, lo studio che Miró aveva tanto desiderato è stato ricostruito scenograficamente all’interno degli spazi espositivi.
“L’incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell’arte e della personalità di Joan Miró”. Così ha scritto Gillo Dorfles in un suo saggio sull’artista catalano. E’ per questo che pare oltremodo opportuna la cornice rinascimentale del Chiostro del Bramante quale contrappunto allo spirito multiforme di Miró e al suo linguaggio fatto di macchie, grafismi, spruzzi, impronte, abrasioni, suture e chiodi.
Sin dal principio della sua attività Miró ritenne che l’obiettivo dell’artista dovesse concernere progetti di grande portata, come i murali e altri lavori d’arte pubblica che offrivano anche l’opportunità di collaborare con architetti e artigiani, lasciando alla pittura da cavalletto una posizione secondaria. I progetti d’arte pubblica di Miró sono caratterizzati invece da una sintesi tra architettura e arti plastiche, derivata anche dalla sua profonda ammirazione per Antoni Gaudí. Abbandonato del tutto il cavalletto, Miró dipinge a terra, cammina sulle proprie tele, vi si stende sopra producendo spruzzi e gocciolamenti, fino a passare gli ultimi anni di attività dipingendo con le dita, stendendo il colore con i pugni e cimentandosi nella pittura materica, spalmando gli impasti su compensato, cartone e materiali di riciclo.
Il catalogo è pubblicato da 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE e presenta saggi di Elvira Cámara, María Luisa Lax Cacho, Josep Luís Sert e due interviste di Joan Miró realizzate da Yvon Taillandier.
Uffici stampa
Arthemisia Group
Adele della Sala - ads@arthemisia.it - M +39 345 7503572
press@arthemisia.it - T +39 06 69380306
24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE
Giulia Zanichelli - giulia.zanichelli@24orecultura.com - M +39 335 1852009
T +39 02 30223739
Barbara Notaro Dietrich - b.notarodietrich@gmail.com - M +39 348 7946585
Chiostro del Bramante
Valentina de Marco
Raffele Brancato
comunicazione@chiostrodelbramante.it - info@chiostrodelbramante.it
T + 39 06 68809035 - F +39 06 68213516
I Cappelli di Otto. Homo faber ipsius fortunae - Ottorino Stefanini
Chiostro del Bramante Vari(e)Azioni presenta negli spazi espositivi della caffetteria la mostra di Ottorino Stefanini: I Cappelli di Otto. Homo faber ipsius fortuna.
Ottorino Stefanini, con una sottolineatura molto personale, stigmatizza alcune contraddizioni della società attraverso la creazione di scenari in cui uomini, protetti da cappelli e raffigurati come sagome senza connotati (simbolo di incapacità di comunicazione e affermazione), occupano interamente lo spazio della tela. L’impianto iconico deciso e la linea compositiva rappresentata dall’unicità del tema, descrivono infatti la dimensione del disagio interiore dell’uomo. Le figure rappresentate evidenziano contenuti simbolici, esplorano pensieri nascosti in uno spazio che diventa dimensione psicologica.
Un’indagine intima questa che Stefanini sviluppa nel ciclo delle opere denominate “Alla ricerca di Franz Kafka”. Qui lo scenario assume forme inquietanti. In un’atmosfera grigia e contagiosa, nella metafisica architettura distaccata e rappresentata da piani prospettici paralleli che negano qualsiasi contatto, le rigide figure che popolano la scena sembrano destinate ad una inevitabile solitudine interiore.
L’Arte Nostra - Giulio Galgani
Dal 9 febbraio fino al 4 Marzo 2012 sarà possibile ammirare tutta l’arte di GIULIO GALGANI, relativa alle opere che l’eclettico artista di origini Genovesi ma attivo in Toscana, ha realizzato in questi anni di inventiva sperimentazione sui materiali.
L'arte Nostra è la personale dedicata a Galgani e curata dal critico Giovanni Faccenda; articolata in quattro cicli distinti, o RESPIRI, come ama definirli l'artista, la mostra offre uno sguardo esaustivo sul temperamento creativo di Galgani, artista, artigiano e alchimista, profondo conoscitore di tutti i segreti della materia, ma fortemente radicato ai principi della terra.
La sua arte include scultura, pittura e particolarissime opere che Galgani stesso ama definire pitto-sculture; sono opere che mettono in relazione il fruitore con una ricchissima varietà di simboli da esplorare; L’ARTE NOSTRA include quindi tutti gli elementi che costituiscono l’opera complessa di Galgani negli anni più recenti della sua quasi trentennale attività come artista.
GIULIO GALGANI - UFFICIO STAMPA
Sito ufficiale: www.giuliogalgani.com
www.giuliogalgani.com/viaggioinitalia
www.youtube.com/giuliogalgani
www.facebook.com/giuliogalgani
www.facebook.com/viaggioinitalia
VARI(e)AZIONI Chiostro del Bramante. Contest 2012
IL CHIOSTRO DEL BRAMANTE APRE AI GIOVANI ARTISTI
DART Chiostro del Bramante, in linea con la sua missione di spazio multifunzionale aperto al pubblico con una sempre più variegata offerta di servizi culturali, di novità, ponendosi come punto di incontro e di approfondimento, in parallelo con le iniziative rivolte all’arte contemporanea nazionale e internazionale, attive dal 2008 sotto l'insegna di CODICE 01, apre le porte ai giovani artisti promuovendo il talento attivo in ogni campo artistico attraverso la rassegna di arti visive e performative VARI(e)AZIONI, che si terrà nei suggestivi spazi del Chiostro nella primavera estate 2012.
Con il progetto VARI(e)AZIONI il Chiostro vuole fornire un opportunità concreta di visibilità a tutti i giovani artisti che intendono coniugare la contaminazione dei generi e il recupero della storica dimensione dell'happening con i contenuti di un evento dal vivo e che sono alla ricerca di luoghi non convenzionali per le loro performance.
Riportata al suo antico splendore, dopo un restauro terminato nel 1997, la struttura del Chiostro del Bramante offre in ogni stagione lo spettacolo unico della sua architettura rinascimentale incastonata nel centro antico di Roma. La direzione del Dart porta avanti un’ininterrotta opera di affermazione del Chiostro del Bramante nell’ambito della diffusione della conoscenza dell’arte e nella rete delle relazioni culturali nazionali ed internazionali. Molteplici sono le linee d’impegno nella
promozione e organizzazione di esposizioni di ampio respiro, nella cura e realizzazione di eventi e manifestazioni e nella gestione di servizi culturali a tutto campo.
Destinatari
Alle selezioni possono partecipare artisti, singoli o in gruppo, senza limiti di età, operanti in qualsiasi campo artistico; musicisti, scultori, attori, pittori, ballerini, etc. anche in forme congiunte ed interattive; l'unico requisito necessario è la natura performativa dell'opera. Il tema è totalmente libero, ma l'interazione con la struttura e con l'ambiente costituirà titolo preferenziale; a questo proposito si consiglia la visione della struttura ospitante.
Presentazione della domanda
Per partecipare alla selezione i candidati possono inviare il materiale esplicativo della propria proposta a variazioni@chiostrodelbramante.it entro e non oltre il 29 febbraio 2012 - prorogato fino al 11 marzo 2012 -
Gli artisti dovranno inviare esclusivamente in formato pdf:
Allegato A compilato in tutte le sue parti
Curriculum vitae di tutti i partecipanti
Portfolio dei lavori realizzati (per i video segnalare i link)
Descrizione dettagliata della performance che intendono realizzare
Scheda tecnica della performance con indicazione dei materiali procurati dai proponenti e di quelli eventualmente richiesti agli organizzatori
Selezione
Gli organizzatori si riservano il diritto di effettuare un’accurata selezione delle proposte pervenute per garantire un livello qualitativamente elevato della manifestazione. I risultati saranno resi noti entro e non oltre 30 marzo 2012 tramite e-mail.
La data di svolgimento delle performance sarà stabilità in accordo con gli artisti e secondo le necessità della rassegna.
La partecipazione alla selezione è totalmente gratuita e non sono previsti premi in denaro per i partecipanti. Le spese di viaggio, vitto e alloggio sono a carico degli artisti. Gli artisti avranno così la straordinaria possibilità di esporre la propria opera artistica guadagnando una notevole visibilità, grazie all’ottica di una struttura dinamica e polifunzionale, aperta ad ogni forma culturale, che appartiene sempre più al Chiostro del Bramante.
UPDATE
Selezione terminata.
Più di 100 le proposte in forme congiunte ed interattive pervenute.
I candidati selezionati costituiranno i protagonisti della Rassegna VARI(e)AZIONI 2012.
Per Info:
variazioni@chiostrodelbramante.it
Responsabile “set. Comunicazione”: Annalisa Esposito
Responsabile “set. Tecnico & Logistica”: Mario Della Corte
Marco Lorito - Reflexus
Il progetto Reflexus nasce nel settembre 2010 con l'idea di raccontare la città di Roma attraverso i riflessi delle cosiddette "pozzanghere" d'acqua piovana. Specchi d'acqua, fontane e pozzanghere vengono usate come riproduttori di una realtà eterea e ondulata. Puntando il "fondo dell'occhio" di uno di questi specchi d'acqua, viene alla luce un mondo capovolto, una quarta dimensione virtuale "ante litteram", che c'è sempre stata e che in ogni momento scompare o riappare a seconda se un osservatore le da vita semplicemente...osservandola.
Per informazioni: www.marcolorito.it, info@marcolorito.it
Torretta 19
Torretta 16
Torretta 9-1
Torretta 7
Torretta 8
torretta 92
Torretta 2
Torretta 6
Torretta 33
Torretta 37
Torretta 32
Torretta 26
Torretta 46
Torretta 24
Torretta 43
Torretta 9
Chiostro 4
Chiostro 5
Chiostro 2
Chiostro 3
Chiostro 1
Sibille 3
Sibille 2
Sibilla 1
Caffetteria 3
Caffetteria 2
Caffetteria 1
Galleria 3
Galleria 4
Galleria 2
Galleria 1
eventi 9
eventi 8
evento 5
eventi 3
eventi 2
evento 1
Chiostro del Bramante
The Chiostro del Bramante is an extraordinary example of Renaissance architecture. It was designed by Donato Bramante (1444-1515), who after the fall of Ludovico Sforza had moved from Milan to Rome, to become the leading architect of Pope Julius II and a great rival of Michelangelo.
The Chiostro, or cloister, is part of a building complex which also includes the adjacent church of Santa Maria della Pace, housing Raphael's famous Sybils.
It was commissioned by Cardinal Oliviero Carafa around the year 1500, as is attested by the dedicatory inscription skirting the entire perimeter of the building and by the sculpted coats of arms – crowned by that of the cardinal – decorating the columns on the ground and first floors.
The Chiostro is an elegantly linear and rigorous building whose compositional elements reflect the principles of harmony and balance.
As was typically the case in the Renaissance, the building was inspired by Classical architecture, which Bramante radically reaffirmed by avoiding the insertion of decorative features, simply drawing upon the sheer power of structural elements.
In this respect, Bramante was making a break with his work in Milan, which still showed influences from the earlier Gothic architecture that was particularly popular in northern Europe.
Built on a square plan, the Chiostro comprises two superimposed orders: the first is a spacious portico with four arches on each side, featuring Ionic columns (pilasters) with capitals and bases and a vaulted ceiling; the second, an upper open gallery in a composite style, with alternating Corinthian pilasters and columns supporting an architrave and a flat roof.
The atmosphere and light and shadow effects created by these beautiful Classical structures convey a warm feeling of harmony, thanks to Bramante's skill in combining stylistically different features with absolute naturalness so as to form a perfectly integrated whole. This is most evident in his superimposition of an architrave order to an order of arches, with the small columns of the upper order centrally aligned to the arches below, the arches on the ground floor regularly arranged, a combination of Ionic, Corinthian and composite columns, and upper pilasters matching the composite pillars above.
The common rooms were situated on the ground floor and the living quarters on the first floor. These areas now host cultural events.
At the base of each pillar of the open gallery are seats once used by the monks and now by the public as places to sit and read, converse or relax.
The walls of the portico on the ground floor are adorned by late 15th-century funerary monuments. Almost all the lunettes here feature delicate frescoes with episodes from the Virgin’s life.
Raphael's Sybils
Executed by Raphael around 1515, The Sybils is an extraordinary fresco, over six metres wide, in the basilica of Santa Maria della Pace. The fresco is visible from inside the Sybils' Hall, which is situated on the first floor of the Chiostro del Bramante, along the perimeter of the open gallery (opening hours: 10 am-11 pm). The Hall is equipped with an audio-visual guide illustrating the history and meaning of the fresco.
The work was commissioned by the Sienese banker Agostino Chigi, who was such an influential figure that he was granted permission by the pope to set up two private chapels in the basilica.
The fresco is a fine example of formal beauty and erudition. It is a perfectly integrated composition – with a cherubim at the centre and figures harmoniously arranged in mirror-like fashion, as typical of Raphael – and is rich in symbolic and literary allusions. The most evident connection is that between the angels bearing the divine message and the Sybils who are to announce it to the world, thus becoming essential figures linking their own pagan era to the dawning Christian one.
The importance of the Sybils in Renaissance iconography is further suggested by the fact that they are frequently featured in Michelangelo's frescoes in the Sistine Chapel. A comparison between Michelangelo's Sybils and Raphael's once again brings out the stylistic differences between these two great artists of the 16th century. Those of Michelangelo are mighty figures that plastically convey their inner strength. Raphael's, by contrast, are elegant, lyrical, soft and harmonious – like all figures in his paintings.
Capable of mastering the future, thanks to their foresight, the four clairvoyants nonetheless appear variously captivated by the appearance of God's angelic messengers. The four figures thus come to embody the new Christian interpretation of Antiquity.
The four Sybils – the Cumaean, the Persian, the Phrygian, and the Tiburtine – are depicted in a perfectly symmetrical fashion around the arch at the entrance of the second Chigi chapel. Three of them are portrayed as young maidens, and the Cumaean Sybil as an old woman. Next to her Raphael has transcribed Virgil's verses about the new generation that “descends from heaven on high”, further emphasizing the prophecy of Jesus' birth.
Our Spaces
CHIOSTRO
The Chiostro designed by the great architect Donato Bramante, from which the entire space museum is named, in every season offers the unique sight of its Renaissance architecture set in the ancient center of Rome. With its large open galleries and frescoed lunette the closter is the true heart of the building complex of Santa Maria della Pace and welcomes with its unique and harmonic style all guests of the events, visitors to the exhibitions, the cafeteria goers and it becames the ideal threshold to be projected into the world of amazing initiatives of the Dart.
EXHIBITION SPACES
The exhibiton room are at the ground floor and at the first floor, with a total restored area of 1000 square meters.
The great rooms that usually host the prestigious work of the most important exhibition of the Dart, in exceptional cases are set up for private events, for themed elite dinners, often in joint with business events.
UPPER OPEN GALLERY/ UP-SIDE
Located on the first floor of the building the Upper Open Gallery hosts the outdoor area of the cafeteria. The UP - SIDE, is also a privileged place for corporate events and private parties, as well as the ideal stage for musical and artistic performances. From the upper open gallery it's possible to access to the well-stocked bookshop and to the sophisticated store, whose windows looks on it
CAFETERIA/ BISTROT “Le Sibille”
The cafeteria is not only a place of relaxation where you can taste the delicacies of refined seasonal menus but it's also an iridescent showcase for talents and young artists who, after a careful selection of the artistic direction of the Dart, have the opportunity to exhibit thier works at the same time with the most important exhibitions of the major space. It is possible for everyone to participate in the selection by sending an email with pictures and curriculum to the email address info@chiostrodelbramante.it. Recently restored and turned into a lounge area of the bistro, the room "Le Sibille", with the view of the famous homonym fresco by Raphael, has the dual capability of exhibition space and location of incomparable charm for events, meetings, editorial presentations, and private and business parties.
THE GALLERIES
The beautiful spaces that extend below the surface of the cloister completely renovated and new functions offer an extra dimension to the museum environments, ideal for performances, small exhibitions of young artists and temporarily, above all take life as space for meetings and presentations, and conference room for 100 places fully equipped.
TORRETTA SPACE
With a breathtaking view of the center of Rome, the "Space Tower" is the latest acquisition of the museum complex, a real apartment where you can book your stay in Rome and a place to live the art at 360 ° and where to customize your own unique event. A unique example of a perfect blend of art and lifestyle.
LOFT SPACE
The "Loft Space" is located in a quiet area of the museum complex and it enjoys a privileged view of the Cloister. Its main feature is the extreme flexibility of use: many events of different nature will find space there, from 'happenig art, to yoga class, to the evening event in total privacy.
THE CHILDREN'S ACADEMY
The Children's Academy is the space that the direction of the Dart wanted to dedicate to our younger children's friends, in a permante way, as an example of the importance to educate the childrens to the art from a very early age.
The Children's Academy hosts workshops on a weekly basis with a varied program of courses and special events and offers together a lot of combinations of events such as private parties with competent and likeable entertainers afternoons and pleasant customized afternoons for families.
CAPRIATE SPACE
Located in the extraordinary space of sottocupola of the church of Santa Maria della Pace the Capriate Space is a large sitting room, characterized by the skillful use of exposed trusses, and hosts theater workshops and courses and internships in business theater , but it can host not only performance events but also temporary exhibitions and multimedia shows
Opening hours
the Chiostro del Bramante is open every day from 10 am to 8 pm
The currently exhibitionis open every day from 10 am to 8 pm
The ticket office closes an hour before
Monday closed
RomAExhibit
http://www.romaexhibit.it/
is the official site of the new Roman museum network, a tool to provide the indispensable reference for citizens, tourists and art lovers, a virtual place where you can access the entire expositive range of Rome, enriched with information, news, multimedia content and support services to visitors.
Accommodation at Chiostro del Bramante
Chiostro del Bramante art as lifestyle
The Chiostro del Bramante, in continuing to extend its activities in parallel to the exhibitions and in line with its vision of a museum as an arrangement of multifunctional spaces, is now offering the possibility of actually staying in the cloister and for the duration of the stay becoming a member of the Club del Chiostro and taking advantage of the concessions this involves.
The Spazio Torretta is a new initiative that reflects the extraordinary culture of the city of Rome and is completely immersed in its history. Located on the top floor of the monumental complex of Santa Maria della Pace, famous for the Chiostro del Bramante and Raphael’s Sibyls, it is a very special place, which from the windows of the living area and the terrace offers a unique stunning view that only the Eternal City can provide and that makes it a museum within a museum.
The Spazio Torretta offers all the warmth and comfort of a real apartment combined with a new take on cultural tourism. It has all the services of a modern museum close to hand (bookshop, cafeteria, events etc.) with the possibility of relaxation, exploration and entertainment.
Apartment description
The best way to experience the essence of Rome is by staying in an apartment in the historical center especially if it is intimate, stylish and highly individual
Our Torretta apartment is a lovely and peaceful gem where you, your family or friends will have a memorable stay.
The apartment is on the top floor of a building from the 1500s which is part ofthe complex that includes the famous Chiostro or Cloister of Bramante and the adjacent church of Santa Maria della Pace, which houses Raphael's famous Sybils..
The penthouse of 75 sqm spreads over two levels and 30sqm of breathtaking terrace.
At the entrance level ,the small hallway leads to the front room where the dining area and the equipped kitchenette -cleverly hidden behind beautiful cupboards- are located.
On the same floor you'll also find the two bedrooms -one with a double bed and the other with twin- with their own bathroom with shower.
Walk up another flight and you'll reach the living room - perched on top of the eternal city, glassed on all sides.
The comfortable sitting area creates a spatial continuity between the exterior and the interior .and the view provides a wow factor that will be magnified once you walk out on the terrace which crowns this gracious penthouse with a breathtaking view over the Rome of your dream that must be seen to be believed
Booking
Via email booking@chiostrodelbramante.it
Services
Cafeteria 9 am to 7.30 pm from Tuesday to Sunday
Lift to first level then 15 steps
No parking service
No concierge or porter service
Check in: 10 am to 8 pm (if you plan to arrive outside these hours please advise us in advance)
Check out: 10 am
Services on request
Room service (lunch, dinner, picnic box)
Camp bed or cot for children
Guide
Yoga lessons
Car hire or scooter rental service
Flower Power by EPVS
Inaugurazione 15 novembre ore 18,30
Per informazioni www.epvs.it
Orientalists. Incantations and discoveries in the Nineteenth Century Italian painting
On request contact the Exhibition Office
I nostri insegnati di yoga, nia e taijiquan
Nike Magnoni
si avvicina alla pratica dell Hatha Yoga nel 1991 e negli anni successivi studia ed approfondisce diversi stili, tra cui l’Ashtanga e l’Iyengar. Dal 2005 si dedica allo studio dell’Anusara® Yoga, a cui oggi si ispira nel suo insegnamento. Anusara®, termine sanscrito che significa “fluire con la grazia”, è un potente e gioioso metodo di Hatha Yoga che unisce principi bio-meccanici di allineamento agli insegnamenti della filosofia Tantrica.
Lauretta Mazza
è laureata in Lettere (Discipline Arte, Musica e Spettacolo) e ha approfondito studi junghiani lavorando nella comunicazione. Trager Practitioner, istruttrice Franklin Method e insegnante Nia (Cintura Marrone) lavora a Roma e Bologna. Nia, Neuromuscular Integrative Action, unisce insieme danza, arti marziali e yoga. E' una disciplina creata negli Stati Uniti negli anni ’80 e si basa sul principio della gioia del movimento e dell’amore per il proprio corpo e per la propria vita. Si pratica a piedi nudi, nella musica, ogni classe è composta da 7 diversi cicli. Nia libera corpo e mente e donando equlibrio emozioni e spirito. Nia è oggi presente in oltre 40 paesi nel mondo.
Marco Mottura
appassionato delle arti marziali interne (Taijiquan, Baguazhang e Wudangquan) e del Qigong, da diversi anni si reca regolarmente in Cina per affinare la sua conoscenza prevalentemente sotto la guida del Maestro taoista Yuan Limin, discendente di XV generazione della Scuola Wudang.
Francesca Palombi
insegnante yoga riconosciuta dalla Federazione Mediterranea Yoga si è formata con il Maestro Antonio Nuzzo dell’Advaita Yoga Sangha, Associazione per la formazione di insegnanti secondo l’antica tradizione dello yoga. E’ socio fondatore dell’Associazione Athayoganusasanam, la quale propone la diffusione dello yoga secondo l’interpretazione dei più antichi maestri, attraverso l’organizzazione di seminari, conferenze e corsi di yoga. Attualmente collabora come insegnante presso il Centro Studi Yoga Roma.
Mauna Silvia Paludetto
Insegnante Yoga ed Operatrice Shiatsu con 20 anni di esperienza nel campo corpo-mente. Professionalmente cresciuta all'estero:1980-2000 in Inghilterra, India, Olanda, Svizzera, Austria, Grecia. Ha praticato e studiato varie discipline olistiche con insegnanti di fama internazionale. Diplomata in massaggi dal 1992: ‘Shiatsu’ (Masunaga), Londra – ‘Svedese classico’, Londra – ‘Terapeutico Thailandese’, Ancona - ‘Ayurvedico Yoga’ Alessandria – ‘Thai del piede’, Roma. E' insegnante Yoga dal 1987 in Europa e India: ha studiato e si è diplomata con la scuola ‘Sivananda’ (India, Londra) ed ulteriormente con la scuola ‘Iyengar’ (Londra, Italia).
The Cooking Art
Work in Progress
Fatima Abbadi - Women through my Lens
E' una prima raccolta di opere, della fotografa Fatima Abbadi, di un ampio progetto fotografico che consiste nella continua ricerca della femminilità colta nel quotidiano, vista da occhi appartenenti a due differenti culture, Europea e Medio Orientale, i quali tentano di "catturare" e di estrapolare le sfumature di espressività e sensibilità, dai volti femminili.
Le opere selezionate rappresentano di situazioni femminili raccolte per strada, di donne in ambienti quotidiani e ritratti.
La fotografa ha cercato di evocare l'essenza della femminilità e del carattere di ogni soggetto ritratto attraverso gesti, sia di bambine che di donne, sorrisi maliziosi e reazioni spontanee alle situazioni di ogni giorno. Inoltre, ha cercato di raccontare tramite i suoi scatti, le emozioni e le storie che poteva intravedere o immaginare attraverso gli sguardi della gente, o semplicemente di dare un'anima alle cose che ci stanno intorno, utilizzando un po’ di fantasia.
La mostra è stata curata da Giampaolo Romagnosi e Ferdinando Fasolo del gruppo Mignon
FATIMA ABBADI è una fotografa free lance Italo-Giordana nata ad Abu Dhabi, poi trasferitasi in Giordania.
Una mostra svela l’universo del cuoio Hermès
Dal 21 settembre al 2 ottobre 2011 Hermès presenta in anteprima europea a Roma, presso il Chiostro del Bramante, la mostra Essenza del cuoio, un viaggio emozionante nel cuore della maison, alla scoperta dell’elemento che dal 1837 è legato in modo indissolubile a Hermès: la pelle.
Per Hermès, da sempre, il cuoio è più di una materia. Un universo, un linguaggio che sollecita i cinque sensi e li ispira. Il visitatore scoprirà l’incontro magico tra Hermès e il cuoio grazie a una mise en scène firmata dall’architetto-scenografa Alexandra Plat: ogni ambiente prenderà la forma di uno scrigno sorprendente, dalla biblioteca delle pelli all’atelier dell’artigiano, dalla sala dedicata alle celebri chiusure delle borse fino agli ordini speciali. Accanto ai prodotti-icona di Hermès, abbelliti dalla patina del tempo, saranno esposte le creazioni contemporanee.
“Posando le mani sulle pelli più belle - scelte, tagliate, cucite e levigate con cura - sei generazioni di artigiani hanno appreso, e poi trasmesso, i valori dai quali la nostra impresa trae il suo slancio: l’attaccamento alla qualità, la ricerca della perfezione celata nel minimo dettaglio, il rispetto del tempo uniti al gusto creativo”, spiega Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico di Hermès e membro della sesta generazione della famiglia Hermès.
Essenza del cuoio si snoderà attraverso diversi ambienti dal forte impatto visivo utilizzando supporti artistici e video interattivi, ispirandosi a elementi iconici come la “boite orange”, il mitico imballaggio color arancione della maison.
Un gioco di suoni, immagini e luci valorizzerà la bellezza degli oggetti esposti, dall’universo della Kelly e della Birkin alle borse da viaggio, fino al mondo dell’equitazione.
Per informazioni:
Ufficio stampa Hermès Italie
Miorica Bertolotti
Maria Manzitti
Tel 02 89 08 72 36
maria.manzitti@hermes.it
The Art of Hard Rock Sala delle Sibille
Il Chiostro del Bramante VARI(E)AZIONI ospita nella Sala delle Sibille la mostra THE ART OF HARD ROCK, presentata da
HARD ROCK CAFE ROMA . Si tratta della prima mostra in EUROPA che espone opere di Rock Art dalla collezione Hard Rock International per il quarantennale dall’apertura del primo Hard Rock Cafe nel mondo – Londra 1971.
40 OPERE D’ARTE IN ESPOSIZIONE PER 40 GIORNI
Fra gli artisti: Ringo Starr, Jim Morrison, Michael Jackson, Pete Towshend, Roger Daltrey, John Entwistle, Frank Zappa, Paul Stanley dei Kiss, George Clinton.
L'anteprima per la stampa si svolgerà venerdì 16 settembre alle 12.
I giornalisti avranno la possibilità di vedere in anteprima le opere d’arte in via esclusiva a Roma dalla collezione Hard Rock International. Come in tutti progetti internazionali anche in occasione della mostra THE ART OF HARD ROCK, Hard Rock si impegna in attività di raccolta fondi dedicate al territorio: in tale occasione Hard Rock Cafe Roma porterà avanti progetto “Adotta un banco” in collaborazione con il Municipio di Roma Centro Storico.
Per informazioni:
Hard Rock Rome
tel. 06.4203051
www.hardrock.com
Julio Ojea - Trasmigrazioni - Caffetteria
La Caffetteria del Chiostro del Bramante la mostra “Trasmigrazioni” di Julio Ojea, bellissime fantasie intrecciate di gioia e di danza.
...Il corpo umano è sottoposto ad uno sguardo che lo isola in una danza leggera dove acquista valenza di segno, di ideogramma prealfabetico...
...Composizioni dove questi corpi-anima trasmigrano dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto simultaneamente, attraversati da un fiotto di luce che s’intuisce tempo. . .
A. Cerezales
La naturale intransigenza a non rinunciare alla figurazione, viene espressa dall’artista spagnolo con la necessità di collocarla entro uno spazio che si stacchi dalle apparenze reali. La figura viene cioè utilizzata da Ojea come elemento seriale di un ritmo che scandisce lo spazio pittorico a suggerire visioni surreali nelle quali i piani cromatici distinguono i rapporti emozionali dei valori assoluti delle forme. Le “sue” donne, dipinte con diversa intensità cromatica e luminosa su supporti di tela cosparsi di sabbia a creare un suggestivo effetto di pittura parietale, diventano percezione cosciente del valore autonomo della forma-colore assurto a rapporto dinamico tra segno e spazio...
V. Esposito
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Nato a Madrid, studia e frequenta corsi di disegno, pittura, ceramica, smalti, arazzi. Lavora nel mondo del cinema e della televisione, eseguendo scenografie ed ambientazioni ed in quello dell’illustrazione con diverse pubblicazioni. Attualmente vive e lavora a Roma.
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Iros Marpicati. Le prigioni del corpo
Il Chiostro del Bramante presenta nella sala della Capriate la mostra di Iros Marpicati, Le prigioni del corpo, a cura di Lorenzo Canova.
Il percorso artistico, scrive il curatore Lorenzo Canova, di Iros Marpicati mostra un’umanità denudata e imprigionata, isolata e rinchiusa al centro di strutture misteriose e pericolose che la stringono nelle loro spire.
L’artista rappresenta con un eloquente segno espressivo i corpi di giovani donne e uomini abbandonati in un sonno languido forse allusivamente sospeso verso una morte annunciata e incombente, nascosta all’interno di quei meccanismi sconosciuti. Marpicati dipinge con efficacia le anatomie di questi corpi utilizzando un linguaggio icastico fondato sul bianco e nero, posto volutamente in contrasto con il colore delle costruzioni e dei congegni serrati intorno alle figure. Il pittore ha infatti scelto con intelligenza uno stile freddo, basato su stesure piatte e su accostamenti di zone cromatiche generate dalla visione analitica di una nuova oggettività contemporanea e dal rigore quasi classico di un rapporto al contempo stridente e calibrato tra i corpi e le architetture. Come celle inesorabili e letali, gli interni, gli spazi industriali, i panorami meccanici si trasformano pertanto in carceri spietate, in stanze di una tortura mortalmente sensuale che si insinua nelle tenebre del sogno per riscuotere il suo tributo di carne e di vita.
Marpicati opera allora come l’architetto di un incubo, l’evocatore di angosce capace di rivelare con i suoi ingranaggi le verità sotterranee e terribili di un mondo dimenticato ma tremendamente reale. Quelle figure potrebbero essere allo stesso tempo creatrici e vittime di queste strutture aggrovigliate e allarmanti, di labirinti perversi che un giorno forse saranno capaci di fare a meno dei loro stessi inventori. Queste composizioni complesse diventano quindi delle forme simboliche cariche di riferimenti emblematici interpretabili a diversi livelli e non a caso collegate spesso dall’artista a suggestioni kafkiane.
L’artista ha infatti recentemente concesso ai suoi prigionieri una falsa illusione di fuga, una prospettiva di libertà destinata molto probabilmente a rivelarsi fallace e crudele. Così nel suo ciclo più recente, Marpicati ha realizzato opere apparentemente astratte, ma rese ancora più acri e dissonanti dall’assenza dell’uomo. In questo senso ci si potrebbe allora chiedere se questi dipinti si riferiscano a un umanità finalmente liberata dai legacci che la avvincevano, oppure se non siano state quelle costruzioni enigmatiche a sbarazzarsi definitivamente dei loro inquilini indesiderati, di umani che scomparendo hanno lasciato spazio e libertà a un mondo abitato soltanto da presenze artificiali e inquietanti. Il cielo, che si faceva strada nelle geometrie sovrapposte dei dipinti precedenti per diventare quasi una speranza di salvezza per i protagonisti al centro dei quadri, adesso diventa il fondale di paesaggi industriali dove i giunti, le putrelle e le forme meccaniche si uniscono in connubi sterili e allucinati, formando territori desolati, luoghi disabitati e metallici dove il chiarore notturno sembra rischiarare le ombre di uomini dimenticati e lontani, spettri impercettibili richiamati a una vita effimera dalla luce gelida di una luna mostruosa. Questi deserti postumani formati dalle sagome scure dei rottami di distanti ere industriali denunciano così la natura allo stesso tempo lirica e disincantata dello sguardo di Iros Marpicati, la dialettica interiore che crea queste opere allo stesso tempo disilluse e poetiche, il mistero di quadri irreali e possibili dove il mondo sembra avere trovato un nuovo ordine, nuovi ecosistemi e una nuova armonia dopo la fine della storia e dopo la scomparsa dal pianeta dell’uomo e del suo corpo.
Iros Marpicati è nato a Ghedi (Brescia). Ha studiato all’accademia Carrara di Bergamo con Achille Funi, diplomatosi successivamente al Liceo Artistico di Brera, ha cominciato ad esporre nel 1957. Il suo lavoro si muove da anni su evocazioni esistenziali. L’artista che opera tra Brescia e Milano, ha allestito diverse personali ed ha esposto in importanti rassegne. Più volte gli sono stati conferiti premi e riconoscimenti. Sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private.
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Mostre d’estate
Francesco Visalli. Realtà Alternativa
6 agosto - 10 settembre 2011
Si inaugura venerdì 5 agosto al Chiostro del Bramante la mostra “Francesco Visalli – Realtà Alternativa” aperta al pubblico fino al 10 settembre 2011, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00 tranne il lunedì.
La mostra curata da Giovanni Faccenda, con la collaborazione di Giulia Leporatti, attraverso il progetto di Uros Gorgone e il supporto dell’agenzia di comunicazione b-ad>, si avvale del patrocinio della Presidenza della Regione Lazio, della Provincia di Roma, di Roma Capitale e del supporto di Banca Marche. Il catalogo è edito da Editoriale Giorgio Mondadori.
In mostra circa 30 opere, olii su tela di medie e grandi dimensioni, in cui Visalli “pittore visionario, ama arricchire ogni rappresentazione di un arcano sapore esistenziale misto di fragranze distinte: l’aspro e il dolce vi si mescolano dando luogo ad un continuo senso di straniamento che interviene in chi guarda, stupito e affascinato i suoi quadri.” (G. Faccenda).
Artista eclettico e autodidatta Visalli approda nel 2009 alla pittura dopo una lunga carriera come architetto e un travagliato viaggio interiore che lo porta ad avvicinarsi all’arte quasi per caso trovandovi la sua fonte di rinascita.
Elabora uno stile personale, immediatamente riconoscibile, in cui le figure sono sempre contraddistinte da forme geometriche ben definite. “Anche scorrendo rapidamente, con la memoria, l’ultimo secolo dell’arte, non è dato di incontrare alcuna fondata discendenza. Convergono, naturalmente, in una cifra creativa caratterizzata da un’evidente abilità immaginifica, i semi fecondi di una stagione surrealista meritoriamente visitata da Visalli nei giusti termini, senza, ovvero, quelle adesioni dolciastre, talvolta perfino simmetriche, che conducono al pericoloso precipizio dell’epigonato” (G. Faccenda).
Sulle sue tele, sempre molto colorate, si alternano scene di vita quotidiana ad altre dove l’artista da spazio a paesaggi di realtà alternativa, un “miraggio iconografico che appare perfino terapeutico: si manifesta nella ricchezza di simboli trasfigurati, di scene abitate da miti ed archetipi, di un’aura sopraggiunta per pacificare intime irrequietezze o risvegliare trasognati abbandoni.” (G. Faccenda).
Dopo i successi delle mostre di Londra e Berlino, la Realtà Alternativa dell’artista Francesco Visalli, torna nella città da cui tutto ha avuto inizio. Fieri di essere ospitati in uno degli spazi espositivi più belli e prestigiosi della capitale: il Chiostro del Bramante. Bello per la mano che un giorno lo pensò. Prestigioso per le innumerevoli personalità che prima di noi sono passate e che dopo di noi seguiranno.E quindi si torna a Roma a fare lo spettacolo dell’arte, può sembrare uno spettacolo statico ma non è come sembra! Anzi quando penso a questa mostra mi vengono in mente gli elefanti. E i trapezisti.E i nani. E anche alla donna cannone. Quando vedo questa mostra la immagino con un tendone da circo intorno. Niente è fermo se è la fantasia che ti porta. E io ne ho viste di facce fregate dal tempo sospese negli equilibri dei funamboli. E non erano poi distanti dalla facce dei personaggi incastrati nelle visioni dell’artista. In comune c’avevano quegli occhi appesi, chi sul filo, chi nella tela. Davanti alle opere di Visalli spesso mi chiedo del dopo. E dopo? Le sue immagini sembrano come un grido in cerca di una bocca. Se solo si potesse vedere, poi, il funambolo arrivare, scendere e salutare il pubblico. Sarebbe almeno liberatorio. E invece puoi entrare dentro alle viscere di ogni tela, vedere che tutto si muove e alla fine scoprire che il dopo è precluso. E’ il movimento di certi carillon, di certe scimmie col tamburo. Movimenti di una realtà che diventa alternativa al pensiero ma immobile all’azione. E dopo? Qui è il centro dell’opera di Visalli. Qui è il circo, fregato anche lui da un colpo di tosse che lo ha reso attimo. E tutti quelli lì a guardare. Che non capiscono ma gli manca qualcosa. Un finale. Gli manca il finale!Perché la donna cannone la devi sparare per poter accendere l’incanto. Ma la devi vedere tornare per chiudere il sospiro. E poi battere le mani! Non ci sono applausi per queste opere. Perché queste opere sono sospiri troppo a lungo trattenuti. Ci vorrebbe un finale per non morirci soffocati. Ci vorrebbe qualcuno che ad un certo punto batta le mani. E così, forse, liberarsi. E così, forse, rendersi conto che è proprio nella mancanza l’arte di Visalli. Che la sua grandezza è nell’assenza del momento dopo. Che la sua donna cannone rimane a mezz’aria e lì è inutile chiedersi se soffiarle aria sulla ciccia servirà a qualcosa. L’inutilità dell’utile, come in una realtà alternativa.Intanto saremo a Roma, al Chiostro del Bramante, dal 5 di agosto al 10 di settembre, grazie alla cura di Giovanni Faccenda e al pennello di Francesco Visalli. Per vedere ancora se la magia dell’arte troverà occhi nei quali consumarsi.
INFO
www.chiostrodelbramante.it - www.francescovisalli.it
UFFICIO STAMPA
Allegra Seganti – 335.5362856 - allegraseganti@yahoo.it
Flaminia Casucci – 339.4953676 – flaminiacasucci@gmail.com
Armodio. Entità incombenti
2 - 31 luglio 2011
Il Chiostro del Bramante propone l’antologica di Armodio.
L’evento, promosso con la collaborazione della Casa d’Arte San Lorenzo, ha il sapore di un ritorno dato che è stato proprio a Roma, nel lontano 1964, che l’allora giovanissimo artista piacentino ebbe la sua prima, vera consacrazione, con la mostra all’Obelisco. E’ qui che venne scoperto da Lily Shepley che lo propose, con successo, negli Stati Uniti, aprendogli una carriera internazionale che lo ha portato, da protagonista, dopo gli States, a Londra, Bruxelles e a Parigi. Molto presente in questi Paesi, in Italia le sue mostre sono invece piuttosto rare e è anche per questo che l’esposizione romana si configura come un vero evento.
A curarla è Giovanni Faccenda. Nel catalogo edito dalla Giorgio Mondadori, l’artista sarà presentato, oltre che dal curatore, dal Antonio Paolucci che di Armodio è da sempre attento estimatore. Il volume riporterà anche una selezione di interventi di critici italiani, da Giorgio Soavi a Vittorio Sgarbi, che di Armodio si sono più volte occupati con competenza e passione.
“Bisogna tornare all’Arcimboldo e alla Wunderkammer di Ambrasz per intendere il genio di Armodio. Un artista che si inventa universi paralleli costruiti però con i sapori e i colori di questo mondo e che li immagina popolati di gioiosi ironici enigmi” è l’opinione di Paolucci.
“Armodio non è né surrealista né metafisico. La sua radice padana, la sua confidenza con la concreta sostanza delle cose non gli permettono di collocarsi sopra la realtà né sopra la natura. La sua pittura vuole dimostrarci che sono natura e sono realtà anche i significati reconditi che abitano le cose. Sono realtà i sogni, i fantasmi, le memorie che si depositano sul vero visibile”.
Armodio si potrebbe definire pittore di nature morte, un sublime Chardin di oggi.
Nelle sue stanze profondamente enigmatiche, abitano oggetti, che sono, in realtà, soggetti di una rappresentazione immaginaria, continuamente suscitata da un’arcana vocazione animistica. Scarpe, libri, caffettiere e quant’altro concerne una intimità domestica, che indovini soprattutto memoriale, accendono di palpitazioni l’atmosfera, potentemente evocativa, nella quale albeggiano letture, storie, ricordi, naturalmente rivisitati con un’ermetica impronta personale.
“Gli ingredienti prediletti da Armodio sono la luce, il silenzio, la polvere, quell’odore antiquato di muffa che i libri esalano ogni volta che li recuperi dai loro scaffali, quando cominci a svoltarne lentamente le pagine, pensando con curiosità alle mani che avevano compiuto quel gesto semplice prima delle tue. Cos’è rimasto di loro, di quelle mani, sulla carta ingiallita dagli anni e dall’umidità? Forse un impercettibile soffio vitale resiste laddove compare una piccola piega o una segnatura a matita inattesa come un’emozione?”, scrive Giovanni Faccenda.
Colui che Sgarbi ha definito «il pittore senza errori», è anche uno dei più ispirati e virtuosi, in un ambito, evidentemente, non solo italiano.
“La sua è una aristocrazia del segno, che ricorda da vicino la sontuosa eleganza del tratto morandiano, e che vive di molteplici suggestioni: dall’umile presenza di una lampada ad olio che rischiara le tenebre mentre il maestro appunta un’idea appena sorta nel cuore della notte, al nitido ricamo della luce intorno a cose che sembrano dimenticate tra i ricordi e la polvere di un antiquato scaffale.
L’aura di raccoglimento che avvolge queste sibilline entità si arricchisce – annota ancora Giovanni Faccenda - di una suggestione: il bagliore adamantino che hanno le cose rivelate. Cose che non sono cose, ma presenze, vive, salutari, significanti, riaffiorate come per magia da un cosmo incombente, nel quale Armodio si addentra come un moderno Diogene, non più interessato agli uomini e al loro destino, ma all’anima nascosta di esistenze segrete e invisibili. Perchè aveva ragione Morandi: si può dipingere tutto, basta soltanto saperlo vedere”.
Armodio, all'anagrafe Vilmore Schenardi, autore piacentino nasce il 4 ottobre 1938 e già dalla tenera infanzia è travolto da una intensissima pulsione artistica. A 13 anni incontra Luciano Spazzali, una delle prime persone che incoraggia attivamente la sua passione, invitandolo in un piccolo laboratorio di artisti locali, qui incontra Gustavo Foppiani, che diverrà per Armodio un valido promotore nonché un caro amico. Tra il 1951 ed il 1952 frequenta l'Istituto Gazzola di Piacenza, pur non riconoscendovi grande importanza. Ben altro peso avrà lo Studio Spazzali o Scuola di Piacenza (come la definirà il giornalista Gaetano Pantaleoni) dove il giovane artista apprende sempre nuove tecniche trovando una propria identità e creatività. Nel 1954 abbandona il laboratorio di Spazzali e si trasferisce con Foppiani in uno scantinato dove si concentra sulla pittura, successivamente, dopo aver cambiato studio, si unisce anche Carlo Berté. Grazie all'interessamento di Foppiani, nel 1964 Armodio espone alla Galleria Obelisco di Roma, dove incontra il favore del pubblico ma non un effettivo guadagno economico, che arriverà invece quando Lily Shepley riuscirà a vendere le sue opere negli Stati Uniti. Nel 1969 si reca a Londra dove viene a contatto con la pittura indiana, persiana e giapponese, delle quali apprezza soprattutto i colori e l'assenza di prospettiva. Nel 1972 espone con successo le sue opere a Bruxelles. La fama di Armodio lievita e, dopo un fruttuoso soggiorno a Parigi torna in Italia.
Oggi Armodio vive e lavora a Piacenza.
Armodio. Entità incombenti. Roma, Chiostro del Bramante (Arco della Pace, 5) , 2 - 31 luglio 2011. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 19, escluso i lunedì. Ingresso libero.
Mostra a cura di Giovanni Faccenda. Catalogo edito dalla Giorgio Mondadori Editore, con introduzioni critiche di Giovanni Faccenda e Antonio Paolucci.
Informazioni: www.chiostrodelbramante.it www.arte-sanlorenzo.it
Ufficio Stampa:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
Antonio Nunziante. La visione ulteriore
a cura di Giovanni Faccenda
30 giugno - 31 luglio 2011
Dopo gli straordinari successi ottenuti con le mostre Dal Caravaggio e Böcklin, de Chirico, Nunziante, che ne hanno ulteriormente accresciuto il prestigio interna zio-nale, Antonio Nunziante presenta in uno degli spazi espositivi più autorevoli della Capitale, il Chiostro del Bramante, un’importante selezione di sue opere recenti, alcu-ne inedite (realizzate per l’occasione), altre facenti parte dei due rilevantissimi cicli appena menzionati.
Il pittore che ha recentemente riscosso l’attenzione di alcuni studiosi di fama mon-diale – Hans Holenweg, massimo esperto dell’opera di Böcklin; Cristina Acidini, Soprinten-dente del Polo Museale di Firenze; Paolo Parrini, filosofo eminente – è in quest’occasione accompagnato dal lusinghiero giudizio critico di Antonio Paolucci, il più importante storico dell’arte italiano vivente, nonché direttore dei Musei Vaticani (e già ministro per i Beni e le Attività Culturali).
Scrive Paolucci nel suo saggio in catalogo: «Ed eccoci alla pittura del metafisico (e caravaggesco) Antonio Nunziante. Parliamo di un pittore cinquantenne che si è formato a To-rino e a Firenze, che ha girato il mondo, che ha esposto in Italia e in Europa, in Giappone e in America, guadagnando vasta notorietà e successi di pubblico, di critica e di mercato. Parliamo di un uomo colto che ha letto i libri e frequentato i musei. Parliamo infine di un tecnico eccellente, di un artigiano che conosce come pochi ai nostri giorni le virtù dei colori, i mestieri e i saperi necessari per fare pittura ad olio buona come quella dei maestri del passato.
Antonio Nunziante con questo tipo di cultura e di formazione, usa la lingua del passato, quella di Caravaggio e di Böcklin, del Naturalismo, del Barocco, del Simbolismo. È la lingua che gli hanno consegnato le accademie, i libri, i musei, che ha approfondito, sperimentato, perfeziona-to nel suo lavoro fino a farla propria, fino a padroneggiarla come una lingua madre, fino a trasformarla nel suo modus operandi. Allo stesso modo io, per scrivere queste righe, uso la lingua che è stata costruita da Petrarca, da Bembo, da Manzoni.»
Una mostra, questa di Antonio Nunziante, che segue la rinuncia del Maestro a partecipare all’attuale Biennale di Venezia e anticipa di qualche mese un’altra grande esposizione (a cura di Marco Goldin), sul tema del viaggio, che lo vedrà protagonista nel prossimo novembre al Palazzo Ducale di Genova, con 30 opere, accanto ad altrettante di Vincent Van Gogh.
Nel pregiatissimo catalogo, edito da Skira, i testi dei più importanti critici che finora si sono occupati dell’opera di Nunziante.
La scheda della mostra
Antonio Nunziante. La visione ulteriore
Chiostro del Bramante, Roma
Orario: 10-20 ingresso consentito fino alle ore 19
Ingresso gratuito
Info: www.chiostrodelbramante.it
dal 30 giugno al 31 luglio 2011
Inaugurazione: 30 giugno 2011 ore 18
ADDIO BURMA - Un viaggio in Birmania
Immagini di Maria Luisa Gaetani d'Aragona
Oltre 100 opere fotografiche di medie e grandi dimensioni raccontano per immagini la realtà intima e sociale della Birmania di oggi, con le meraviglie delle sue pagode e il sorriso della sua gente a raffronto con condizioni economiche e politiche di evidente difficoltà.
Le opere, tutte realizzate con un potente bianco e nero che ne esalta la drammaticità e intensità espressiva, coprono diversi temi, dall’acqua del fiume che attraversa lento tutto il Paese, ai templi e alle statue disseminati in tutto il territorio, dalla vita quotidiana dei monaci all’espressività innocente e solare delle ragazze birmane, dal rifugio nell’oppio al duro lavoro nei campi e nei mercati.
Come ha scritto Demetrio Paparoni nel poderoso libro dedicato alla mostra, l’autrice “costruisce concettualmente la propria estetica su un equilibrio tra la visione oggettiva e il coinvolgimento empatico. Le sue immagini nascono da “un improvviso stupore, ma anche un impeto di ribellione, di disgusto, di pietà”. Il loro obiettivo è la denuncia sociale: convertite in stampe lambda e montate a vivo su pannelli senza cornice, riunite e mostrate come un racconto, esse vogliono scuotere le coscienze.”
Una certa predilezione che la Gaetani ha per l’evidenza di contraddizioni umane e sociali gioca anche un ruolo rilevante nelle sue opere ed una sorta di istinto sembra guidare gli itinerari dall’autrice nel suo girovagare per il mondo in cerca delle manifestazioni più autentiche dell’umanità, che trova in luoghi di costrizione economica o sociale date da leggi o costumi comunemente accettati ma non per questo meno sofferti.
Seguendo il diktat di Cartier Bresson, queste opere trovano quell’istante unico che in uno sguardo, un atteggiamento, una movenza, una posizione del corpo o un assetto del paesaggio, è capace di trasmettere il dato di umanità e verità ultima che contiene in sé.
Accompagna la mostra un volume di 348 pagine in grande formato in cui sono riprodotte tutte le opere esposte ed altre sugli stessi temi e soggetti della mostra, corredate da testi di Demetrio Paparoni, Ax Panepinto, Marina Cicogna e della stessa autrice.
Maria Luisa Gaetani d’Aragona è figlia di Massimo Magistrati, ambasciatore d’Italia e nome storico della diplomazia italiana, e di Christiane Schutte Melchers, nobile famiglia di armatori tedeschi.
La professione del padre la porta a vivere per molti anni all’estero. Tornata in Italia studia fotografia a Milano nello studio di Maria Pia Vecchi, futura moglie del Senatore Amintore Fanfani; sarà sua allieva e collaboratrice per diversi anni.
Ha sempre vissuto a contatto con grandi personalità della cultura ed è stata per molti anni Presidente dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), Comitato Lazio. È sposata a Niccolò Gaetani dell’Aquila d’Aragona.
Le sue fotografie sono come un diario scritto durante i suoi numerosi viaggi, in cui registra riflessioni sulla vita, sui costumi e sulle azioni della gente, cogliendo l’espressione semplice e piena di umanità di persone di ogni ceto e consizione sociale.
Tra le sue realizzazioni più importanti, “La mia Patagonia”, “Darwin e l’evoluzione della specie“, “Il cammino e i camminatori di Santiago di Compostela” (libro e mostra), “Something on my Head” - Ritratti di signore della società europea (libro e mostra), “India. 250 imagini per Samdhya” (libro e mostra), “Volver” (libro), “Addio Burma” (libro e Mostra).
Ha esposto alla Temple University, a Palazzo Barberini di Roma, al Chiostro del Bramante di Roma, al Museo Bricherasio di Torino, al Real Colejio de España a Bologna, a Santiago di Compostela, dove le è stata conferita la cittadinanza onoraria, al Festival dei due Mondi di Spoleto, al Castello di Agliè (Torino), al Castello Odescalchi di Bracciano, alla Fondazione Carisbo, Museo della Città, Palazzo Saraceni, Bologna, Palazzo Chiablese, Torino (mostra e presentazione libro a Palazzo Reale, Torino).
Silvio Formighetti. Dialogo con l’infinito
Silvio Formighetti torna nella capitale dopo le due mostre tenute, la prima nel 2006 al Museo Naz. Degli sturmenti musicali, la successiva nel 2007 presso il Museo Naz. Di Palazzo Venezia.
La mostra “Dialogo con l’infinito” ospita presso il Museo del Chiostro del Bramante di Roma, circa 60 opere in tela anche di notevoli dimensioni dell’artista abruzzese Silvio Formichetti
Con questa mostra curata da Giovanni Faccennda, Formichetti presenta le sue opere che traggono da origini della pittura Astratto/informale: espressione libera e magica, priva di ogni disciplina o grammatica artistica.
I suoi dipinti sono “documenti personali” (urlii e silenzi, carezze e pugni, preghiere e confessioni, amori) così l’artista intende rappresentare la sua espressione pittorica.
“La pittura di Formichetti gronda di incastri colmi di umori (anche) esistenziali. La materia si sfalda in cromie e segni che riecheggiano alcune luminose esperienze passate e, se discendenza c’è in un lavoro che ha peraltro la meritoria peculiarità di emanciparsi con significativa autonomia, questa deve essere apprezzata in una dimensione senz’altro europea. In un simile contesto esegetico, non si fa fatica ad individuare quanto Formichetti abbia messo del suo in un complesso espressivo denso di sussulti e trepidazioni, di vita, forse, in perenne contrasto con quelle che sono le sue più enigmatiche ombre.
Silvio Formichetti nasce a Pratola Peligna (Aq) nel 1969, dove vive e lavora. Pittore autodidatta ritrae nei suoi primi lavori nudi femminili e paesaggi dell’entroterra abruzzese. Dalla metà degli Anni ’90 si interessa alla pittura informale, da Pollock a tutta l’Action Painting americana e a Dova, Afro, Vedova e Hans Hartung. Nel 1999 passa all’astrattismo segnico e gestuale. Tra le sue esposizioni in Italia e all’estero si segnalano: “XXVI rassegna internazionale d’Arte Contemporanea” di Sulmona (1999); personale al Palazzetto dei Nobili dell’Aquila, catalogo a cura di Carlo Fabrizio Carli e XXX edizione della “Rassegna internazionale d’arte di
Sulmona” (2003); Museo nazionale d’Abruzzo de L’Aquila a cura di Leo Strozzieri e Pierpaolo Bellucci e Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” di Mantova, a cura di Maurizio Gioia e Carlo Micheli (2007); Museo Michetti di Francavilla al Mare, con testi critici di Silvia Pegoraro e XIII Biennale Stauròs d’arte sacra, Museo di San Gabriele, Isola del Gran Sasso (2008); “Cromofobie”, Ex Aurum di Pescara a cura di Silvia Pegoraro edizioni Mazzotta (2009); nel 2010 al Museo Colonna di Pescara, le sue opere vengono accostate a quelle di Mario Schifano nella mostra “Silvio Formichetti - Mario Schifano. Buio. Il confine del colore” a cura di Luca Beatrice catalogo Vallecchi edizioni.
E’ del 2006 il progetto espositivo con il critico d’arte Luca Tommasi: le sue opere vengono esposte al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma e nel 2007 presso il Refettorio quattrocentesco del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma con cataloghi editoriali Skira.
Nell’estate 2010 realizza presso il Museo Civico di Sulmona la mostra “Icone dell’invisibile” a cura di Silvia Pegoraro.
Sempre nel 2010 realizza la personale dal titolo “Labirinti dell’anima” presso lo spazio del Palazzo Guicciardini della Provincia di Milano nel capoluogo lombardo con testi critici a cura di Giovanni Faccenda con catalogo editoriale di Giorgio Mondadori.
Realizzerà nel mese di Luglio 2011 una personale presso Palazzo Oddo nel comune di Albenga a cura di Paolo Levi.
Dettagli di territorio. I fotografi italiani della UBS Art Collection
Per la prima volta a Roma le opere inedite dei grandi fotografi italiani della UBS Art Collection saranno visibili al pubblico nella mostra itinerante “Dettagli di territorio. I fotografi italiani della UBS Art Collection”, al Chiostro del Bramante (nel loggiato inferiore) dall’8 al 10 aprile 2011. In mostra anche gli scatti dei vincitori del concorso fotografico dedicato ai giovani talenti romani, Pierangelo Laterza e Simone Tramonte. la mostra è a cura di Stephen Mc Coubrey.
La mostra itinerante, che tocca otto città italiane, svela per la prima volta al pubblico, in coincidenza con i primi 15 anni di presenza di UBS in Italia e con le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, le opere dei grandi fotografi della UBS Art Collection, una delle più importanti collezioni di arte contemporanea presenti al mondo.
Sarà possibile ammirare trentacinque fra i lavori dei più celebrati fotografi italiani - quali Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Francesco Jodice, Mimmo Jodice, Massimo Vitali - che hanno saputo riscoprire e reinterpretare, ciascuno a suo modo, il tema del paesaggio e del territorio negli ultimi quarant’anni,
contribuendo alla nascita di una nuova fotografia italiana contemporanea.
In mostra, accanto alle geometrie astratte e ai netti contrasti di colore di Franco Fontana, ai ritratti quasi “parlanti” delle sculture classiche e dei paesaggi archeologici di Mimmo Jodice, si troveranno gli ambienti tanto familiari quanto metafisici di Luigi Ghirri, la cui eleganza compositiva e acume intellettuale ne fecero uno dei fotografi più influenti del dopoguerra in Europa. Gabriele Basilico focalizza invece il proprio lavoro sulla fotografia dei paesaggi urbani e, grazie alla propria passione per l’architettura, percorre un approccio più documentaristico, capace di raccontare la bellezza celata in luoghi e paesaggi industriali. Affascinanti e a volte romanzate, quasi
“sovrannaturali”, sono le immagini di Olivo Barbieri che catturano la magia incompresa della vita di tutti i giorni e dei luoghi più comuni. Le grandi fotografie di Massimo Vitali diventano invece vere e proprie finestre sul mondo, dove paesaggi sovraffollati e brulicanti di persone si trasformano in “paesaggi umani”, a rappresentare uno spaccato sociale della nostra epoca. Una testimonianza di contemporaneità che Francesco Jodice raccoglie invece in maniera metodica, quale osservatore internazionale del mondo moderno e della sua globalizzazione, mettendo a confronto ambienti sociali di tutto il mondo e mostrandoci come le città possano condizionare il modo in cui viviamo.
L'esposizione sarà inoltre arricchita degli scatti dei vincitori del concorso fotografico “UBS e il territorio. Il dettaglio come codice”, rivolto ai giovani talenti di Roma e Torino, conclusosi lo scorso 25 febbraio con il riconoscimento assegnato ex aequo ai lavori fotografici di Pierangelo Laterza e Simone Tramonte
UBS Art Collection
Con oltre 35.000 opere tra dipinti, fotografie, disegni, sculture e video realizzati da giovani talenti e artisti di fama internazionale a partire dagli anni sessanta, UBS Art Collection è una delle più importanti collezioni di arte contemporanea al mondo. Forte dell’impegno verso l’arte e la cultura che da sempre contraddistingue la banca, UBS Art Collection esprime una precisa filosofia e volontà, che vede nella crescita del proprio patrimonio artistico uno strumento capace di stimolare il pensiero e di rafforzare l’impegno di UBS a favore della cultura nelle comunità in cui opera.
UBS
UBS è un istituto fondato 150 anni fa. L'azienda può contare su una lunga esperienza nei servizi e nella consulenza alla clientela privata, istituzionale e aziendale nel mondo nonché alla clientela retail in Svizzera. Abbiniamo le nostre attività di gestione patrimoniale, investment banking e asset management alle nostre attività in Svizzera per fornire soluzioni finanziarie di eccellente qualità.
La mostra itinerante prosegue a Modena (Castello di Spezzano, 15-17 aprile), Treviso (Casa dei Carraresi, 6-8 maggio), Padova, (Caffè Pedrocchi, 13-15 maggio), Brescia (Teatro Grande, 20-22 maggio) e Bologna (Pinacoteca Nazionale 27-29 maggio), dopo le precedenti tappe a Torino (Accademia Albertina, 24-27 marzo) e Firenze (Stazione Leopolda, 1-3 aprile)
Per informazioni si prega di visitare il sito: www.ubs.com/dettagliditerritorio
ddl studio Alessandra de Antonellis +39 339 3637388 alessandra.deantonellis@ddlstudio.net
ddl studio Irene Longhin +39 392 7816778 irene.longhin@ddlstudio.net
UBS Italia Paola Biscaldi +39 02 76265456 paola.biscaldi@ubs.com
Judith Fox, I still do. Loving and Living with Alzheimer’s
Judith Fox ha avuto due carriere: una come artista e una come imprenditrice. Dopo aver fondato e poi venduto la propria società con sede negli USA, Judith si è infatti dedicata a tempo pieno alla fotografia, con risultati eccellenti: le sue immagini hanno ricevuto numerosi premi internazionali e sono esposte nelle collezioni permanenti del Los Angeles County Museum of Art, del Museum of Photografy Arts e del Harry Ransom Center in Austin. Fanno inoltre bella mostra di sé in collezioni private e pubbliche negli Stati Uniti e l’Europa.
Oggi vive vive nel sud della California con suo marito, il chirurgo Edmund Ackell.
Tre anni dopo il loro matrimonio, a Ed venne diagnosticato l’Alzheimer. Nel corso dei successivi 12 anni, Judith ha visto l’uomo che eseguiva abitualmente operazioni chirurgiche, viaggiava in aereo, teneva lezioni tra un’università e l’altra, dimenticare progressivamente come si accende la macchina del caffè, si fa una telefonata o più semplicemente non ricordava quello che sua moglie gli aveva detto due minuti prima.
I Still Do: Loving and Living with Alzheimer’s
Oltre 18 milioni di persone nel mondo sono affette dal morbo di Alzheimer.
Un ritratto intenso e toccante di un uomo colpito dall’Alzheimer, visto attraverso gli occhi pieni di amore e le parole della moglie che lo assiste, “I Still Do: Loving and Living with Alzheimer’s” antepone alle statistiche il volto umano della malattia, esplorata attraverso il penetrante obiettivo e le parole poetiche di Judith. Un percorso universale di malattia, invecchiamento ma anche di amore e speranza si traduce in una storia personale e unica.
Judith Fox ha scritto questo libro pensando a quanti come lei assistono una persona cara, nel tentativo di ridurre il loro senso di isolamento e nella speranza di rendere l’Alzheimer più conosciuto e combattere i pregiudizi associati a questa malattia.
Con la pubblicazione di I Still Do: Loving and Living with Alzheimer’s nel 2009, Judith ha assunto un ruolo di primo piano nella diffusione di informazioni e nello sviluppo di una maggiore consapevolezza sul morbo di Alzheimer.
Ha partecipato a conferenze e collaborato come consulente con numerose aziende, associazioni e istituzioni, tra cui:
• Pfizer,
• Johnson & Johnson,
• Novartis,
• MetLife Foundation,
• National Alzheimer’s Association (Stati Uniti),
• e Alzheimer’s Disease International.
La collaborazione con Pfizer
Nel 2010, Pfizer e Judith Fox hanno deciso insieme far conoscere anche al pubblico europeo la sua esperienza con il morbo di Alzheimer.
Insieme hanno creato una mostra fotografica profondamente commovente basata sul suo libro. L’iniziativa, con il contributo non condizionato di Pfizer, ha avuto luogo a Londra, Berlino e Parigi tra marzo e ottobre 2010, in coincidenza con eventi mondiali o locali dedicati alla malattia.
Il successo è stato notevole con la presenza di circa 15.000 persone per ogni appuntamento.
Mostre di primavera
Lamborghini
26 aprile – 8 maggio 2011
Sale espositive piano terra
Nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Lamborghini sceglie Roma per la presentazione internazionale della nuova vettura supersportiva Aventador LP 700-4, nata in Italia ma destinata a essere apprezzata in tutto il mondo, tanto che gli ordini finora ricevuti superano i dodici mesi di produzione.
Con il patrocinio di Roma Capitale, Automobili Lamborghini ha pianificato una serie di iniziative nella città tese a valorizzare un pezzo di storia industriale italiana.
Uno degli eventi toccherà il Chiostro del Bramante con l'allestimento di un museo temporaneo Lamborghini aperto tutti i giorni dal 26 aprile all’8 maggio dalle ore 10 alle ore 18 con ingresso gratuito.
Qui i visitatori potranno scoprire gli aspetti salienti della storia dell’azienda fondata da Ferruccio Lamborghini nel 1963 attraverso documenti e fotografie dell’epoca. Saranno inoltre esposti diversi motori e, naturalmente, una Aventador LP 700-4.
L’area prospiciente il Chiostro del Bramante sarà oggetto di un intervento di riqualificazione promosso da Automobili Lamborghini.
Il numero d'oro Nespolo
Il libro d'artista in mostra al Chiostro del Bramante
15 – 26 aprile 2011
Sale espositive primo piano
Dal 15 al 26 aprile presso il Chiostro del Bramante a Roma, si svolgerà la mostra del Libro d’Artista Il numero d’oro, opera a tiratura limitata e numerata, realizzata in esclusiva per UTET dal Maestro Ugo Nespolo.
La mostra offrirà l’opportunità ai visitatori di apprezzare il lavoro di uno tra i più noti ed eclettici artisti italiani contemporanei, che ha ideato questo libro d’artista dedicandolo al tema della proporzione aurea.
Il Numero d’Oro è costituito da venti serigrafie che verranno esposte nella mostra, un percorso visivo che permette ai visitatori di ripercorrere la storia della proporzione aurea e del Numero d’oro attraverso i secoli: dalla piramide di Cheope, a Euclide, a Platone, al Partenone di Fidia, al pentagono stellato di Pitagora, alla sequenza di Fibonacci, a Seurat, a Keplero, alla spirale logaritmica, a Salvator Dalì, a Le Corbusier. Ma la proporzione aurea si può riscontrare - come dimostra in alcune sue serigrafie il maestro Nespolo - anche nella letteratura, nella musica, nel cinema.
“Obiettivo di questa iniziativa – dichiara Marco Castelluzzo, direttore generale di UTET – è avvicinare il pubblico a un misterioso e affascinante tema matematico-scientifico attraverso l’arte e rinnovare la tradizione del libro d’artista della quale furono Maestri Chagall, Picasso e Matisse: qualcosa più di un libro e più di un’opera d’arte, la fusione magica di diversi linguaggi di espressione e comunicazione”.
Karl Lagerfeld. Work in progress
On request contact the Exhibition Office
Activities and Courses
A seguito di un generale rinnovamento degli spazi, il Chiostro del Bramante si sta sviluppando sempre più nell’ottica di una struttura dinamica e polifunzionale, aperta ad ogni forma culturale. Accanto alla storica ed affermata attività espositiva, si punta infatti su altre “forme” di arte, tese a coinvolgere un pubblico variegato, che comprende anche i più piccoli, a cui nello specifico sono dedicati laboratori teatrali ed arti visive. Le attività, di seguito illustrate, seguiranno una programmazione ben precisa ed affronteranno tematiche specifiche dell’ambito, in parte già definite e visibili sul sito. I corsi saranno affidati a personale competente e di provata esperienza.
Per i partecipanti al corso è prevista una riduzione presso la Caffetteria-Bistrot del Chiostro del Bramante.
The Art of Flowers
The Art of Flowers begins on Saturday 19 November with a brilliant teacher Antonella Marino, a leading artist of flower arrangement. This is a course in Christmas decorations and will consist of three sessions.
Programme
Saturday 19 November
The Christmas Wreath, with natural materials: how to make it.
Saturday 26 November
The Christmas Table: how to make a conical tree and an arrangement in a small vase to use as a place marker.
Saturday 3 December
The Christmas Centrepiece: how to make a centrepiece with pine branches, flowers and berries.
Timetable and cost
Saturday11 am – 1 pm with the possibility of extending the session.
The course costs 230 euros. One session costs 80 euros.
Payment should be made in advance.
Participants have a discount at the Caffetteria Bistrot Le Sibille at the Chiostro del Bramante
For further information on method of payment:
info@chiostrodelbramante.it
Tel. 06.68809035
The Art of Acting
The Chiostro del Bramante in association with the Link Academy and Michael Margotta will hold courses and intensive workshops on drama and the performing arts in the Sala delle Capriate. Happenings, performances and special events will be linked to the exhibitions currently under way, in line with the interdisciplinary approach, involving a mutual exchange between the visual arts and the performing arts, which is the hallmark of all the activities organized at the Chiostro del Bramante.
www.linkacademy.it
www.michaelmargotta.com
The Art of Oriental Disciplines
The Chiostro del Bramante is international in scope and a unique place in Rome, since it hosts not only the visual arts but also the arts of body and spirit. Yoga ( Hatha yoga, Iyengar, Yoga in pregnancy and post partum), Nia and Taijiquan are the disciplines taught by professionals in the field. Classes are held every day from Tuesday to Saturday.
Mixed levels
Timetable
| Start | Tuesday; | Wednesday; | Thursday; | Friday; | Saturday |
|---|---|---|---|---|---|
| 9:00 | HATHA YOGA Nike Magnogni | HATHA YOGA Nike Magnogni | |||
| 10:00 | IYENGAR Silvia Paludetto | ||||
| 10:30 | Nike o Silvia si alterano | ||||
| 11:00 | HATHA YOGA Nike Magnogni | NIA Lauretta Mazza | HATHA YOGA Nike Magnogni | ||
| 11:30 | HATHA YOGA Francesca Palombi | ||||
| 13:30 | IYENGAR Silvia Paludetto | HATHA YOGA Nike Magnogni | IYENGAR Silvia Paludetto | HATHA YOGA Nike Magnogni | |
| 17:00 | YOGA SECONDA GIOVINEZZA e POST PARTUM Silvia Paludetto | YOGA IN GRAVIDANZA e POST PARTUM Nike Magnoni | NIA Lauretta Mazza | ||
| 18:30 | IYENGAR Silvia Paludetto | ANUSARA Nike Magnoni | IYENGAR Silvia Paludetto | TAIJIQUAN Marco Mottura |
*of ANUSARA inspiration
The 10 am Friday morning class has been temporarily suspended
On December 8th there will not lesson.
Duration: Classes begin on time and last 1 hour and 30 mins.
Cost
Individual lesson 18 euros
4 lessons 60 euros
8 lessons 100 euros
10 lessons 120 euros
One month (access to all courses) 180 euros
Season tickets are monthly
Our teachers.
Enrolment: info@chiostrodelbramante.it, by telephone: 06.68809035 or in person on the day of the lesson through Dr Federica Bernardo.
The Child's Chiostro
The Children’s Academy
The Chiostro del Bramante (Bramante’s Cloister) opens its doors to children by inaugurating the Children’s Academy, theatre and visual arts workshops where kids can experiment with all the languages of art through fairy tales, gestures and images. This is a different way of stimulating creativity and imagination, and of exploring your own potential and that of others in the charming, unique atmosphere of the Chiostro del Bramante.
The courses will conclude with an open lesson for families and the presentation of the “logbook”.
The courses run by very experienced teachers who are also theatre animators are aimed at two different age groups, 3- to 6-year-olds and 7- to 11-year-olds, and are held once a week.
Courses begin on Wednesday 26 October 2011
Timetable and cost
7- to 11-year-olds every Wednesday from 5 pm to 6.30 pm
3- to 6-year-olds every Thursday from 5 pm to 6.30 pm
Maximum number of participants: 15
The course costs 65 euros a month (including the enrolment fee)
Programme of the month
Bare-handed in the woods
A whole stick of celery can become a very tall tree, a cauliflower a large oak tree, half an onion dipped in blue paint can be a little lake, a courgette with its flower a dangerous carnivorous plant … Fingers become legs, fingertips become feet that walk bare-handed in an evergreen wood.
All by myself
What can we do all by ourselves? Climb to the top of a tree, do a somersault, eat a huge plate of spaghetti, dance on points … And what do we want to learn to do? Skate or ride a bike without steadying wheels, write, count to a hundred, run faster than our big brother …
A large board for noting little-big conquests day by day.
Luckily
Has it ever happened to you that the day you decide to go to the sea it begins to pelt with rain? Luckily there are sun umbrellas to shelter under, unluckily a terribly strong wind blows them away, luckily … A book of unexpected happenings to be invented so that you are ready for every eventuality.
Art in colour
Matisse’s dancers are a vivid red, Fontana’s slit is ultramarine, Rothko’s surfaces are lemon yellow, Magritte’s apples are pink, yellow and blue … We’ll create our chromatic scale with a little help from art history and we’ll have an (almost) complete range of colours in all their different shades.
A Snack for the Kids and an Aperitif with the Mums
From 20 October, every Thursday from 5 pm to 8 pm, the Caffetteria Bistrot Le Sibille at the Chiostro del Bramante will welcome mums for an aperitif and kids for a snack. A time when mothers can relax and children can play together and take part in the Children’s Academy, the educational workshop that has been held at the Chiostro del Bramante for nearly a year now.
For further information: Tel. 06.68809035 - info@chiostrodelbramante.it
Meetings and Events
The Chiostro del Bramante as a location
Bramante's cloister provides a unique setting for company, institutional or private events. Its square plan and wide spaces make it a perfect venue for gala dinners, conventions, concerts, performances, and various other events. Both the entire structure and each of its multi-function rooms are available. While its capacity varies depending on the kind of service required, the building can house over 1000 people.
The Galleries of the Chiostro
This new and recently renovated multi-function area, with its technical equipment, may be used for hosting exhibitions. Its separate entrance has a modern reception desk. The galleries, consisting in a great hall and a foyer, offer all-round services for company events by adding a contemporary touch to the historic atmosphere of the location. The area has been designed to offer solutions not only for meetings and conferences, but also for exhibits, temporary shops, photo shoots, and various other projects.
Technological equipment: projector, screen, control booth, microphones, and air conditioning.
Capacity: up to 100 people.
Loft Area
Located on the second floor of the complex, the Loft offers a picturesque view of the dome of the church of Santa Maria della Pace and the Chiostro. It consists in an open-space apartment with neutral hues creating an intimate yet professional atmosphere ideal for both daytime and evening events.
Capacity: up to 80 people.
The Sybil Area
More informal yet just as elegant and in line with the style of the location, the new Sybil Area may be booked for lounge events.
Art meets events
The Chiostro del Bramante strongly supports the organizing of events in conjunction with ongoing exhibitions through special promotions of its spaces.
For further information contact:
eventi@chiostrodelbramante.it
06/68809035
Bookshop
The Chiostro del Bramante Bookshop offers much more than an ordinary museum bookshop. Its selection of books and multimedia items is an invitation to visitors to deepen their knowledge through a profound cultural and learning experience.
The range on offer includes both essential texts and specialized books or series that are hard to come by.
Naturally, this includes all catalogues of the exhibitions at the Chiostro, as well as a large selection of art texts from publishing houses large and small. Along with an exhaustive collection of books on important exhibitions – including monographs on artistic movements and major figures in the history of ancient, modern and contemporary art – visitors will also find works devoted to original and emerging artists, essays and critical texts.
Particular attention is paid to the relation between art and other disciplines, such as literature and music. We find theoretical writings by artists, their correspondences, and texts on art or specific artists by poets, writers, philosophers, and critics. The relation between music and art throughout the ages is documented through published works, and especially CDs and DVDs.
Particular attention has also been devoted to the education section, which focuses on children's education in art and music, without overlooking more social aspects such as the rejection of violence and environmental protection.
A large and constantly updated photography section offers a wide range of publications on the history of photography, its protagonists, and the major agencies that have contributed to the global promotion of photography in the fields of reporting, fashion, and art.
A specific section is devoted to book series for connoisseurs and collectors, who will be offered the chance to complete their collections and find rare or numbered editions and artists' books.
Store
The rooms of the Chiostro del Bramante Store reflect the overall philosophy of providing a warm and elegant atmosphere while making refined use of space. The aim is to make the public feel at ease yet arouse interest, stimulate curiosity and provide quality.
Visitors will find a wide selection of items on offer, ranging from gifts to gadgets, personal objects, and design items for the home, all of which display an elegant and refined taste. Customers will be sure to find original objects, striking designs, and imaginative and unexpected gifts.
The choice of everyday objects, specially crafted with an eye to creativeness, will enable each customer to express his or her own unique personality. There are items to suit all living spaces and every moment of the day, providing original solutions that bring together creative inspiration, style, good taste, elegance, and novelty.
The various T-shirts and clothing accessories are all in a distinctly trendy style, and special care has been taken to provide a wide selection of perfumed essences, oils, and various body lotions.
A designer touch marks all furnishings on offer, from the small pieces of furniture to the various knick-knacks and ornaments, making each visit to the Store an enjoyable trip to a boutique gallery devoted to innovation, imaginativeness, and style.
Bistro-Cafeteria
The Bistro-Cafeteria at the Chiostro del Bramante is a refreshment bar and convivial place to meet in the warm atmosphere of the Chiostro. This charming mix of classical and modern includes two distinct areas: the cafeteria itself, and the Sybils' Hall with its large glass windows overlooking Raphael's magnificent fresco of The Sybils, housed in the church of Santa Maria della Pace and here illustrated through an interactive audio-visual guide.
The Bistro-Cafeteria can freely be accessed and has the same opening hours as the Chiostro ( from tuesday to sunday h. 10.00-20.00). It is a relaxing meeting place for breakfast, lunch, tea or a drink either while visiting an exhibition or on any other occasion.
The speciality of the Bistro-Cafeteria are its varied menus, natural yet refined. Table service further adds to guests' comfort.
At all hours the greatest care is taken to offer only the best produce, be it prepared at the counter or by chefs in the Chiostro kitchens.
The Bistro-Cafeteria also functions as a showroom for young artists, who often set up temporary exhibits of contemporary artworks.
For information ph. +39.06.68809035 (until 10 persons), email sibille@chiostrodelbramante.it (over 10 persons)
Dart Chiostro del Bramante
Dart Chiostro del Bramante is the institution managing the museum and multi-function area of the Chiostro del Bramante.
The mission of the institution has always been to make the Chiostro a space open to the public and to offer a comprehensive range of cultural services and options for social meetings.
It began with the restoration of the Chiostro or cloister, which was completed in 1997 and followed by the renovation of the building's three floors. The renovation work restored the edifice – designed by Donato Bramante around the year 1500 – to its original splendour. Large areas originally part of the convent were restored and opened up to the public, as was the case with the portico on the ground floor, the open gallery on the first floor, the rooms and halls now housing the exhibits, and the various meeting and social function areas, equipped with services such as a reception desk, cafeteria, bistro, bookshop, and museum store.
Since the renovation work was completed, Dart management has been promoting the Chiostro del Bramante both as part of a broader attempt to foster the knowledge of art and in the context of national and international relations. The operations framework of Dart consists of various specialized sectors, each focusing on one of the areas of interest to the institution: the promotion and organization of wide-ranging exhibitions, the management and setting up of events, and the extensive furnishing of cultural services.
Each sector has its own managerial and executive staff, which liaises both with the people working in its field, and with the public, by drawing upon the help of curators, experts and collaborators in each field.
Dart SRL
Chiostro del Bramante
Arco della Pace, 5
00186 Rome
Register of Companies of Rome Number: 05150711009
Tax and VAT number: 05150711009
Share capital: 31,200.00 euros
Contact
Contacts
Ph. 06.68809035-36
Fax 06.68213516
direzione@chiostrodelbramante.it
For information: +39 06 68809035
Ticket Office: int.18
Booking: int. 10, 11, 22
Cafeteria: +39 06 68809035 int.26
sibille@chiostrodelbramante.it
Press Office:
Ph.. +39 06 68809035 int.22
Fax: +39 06 68213516
Events
Ph. +39 06 68809036
eventi@chiostrodelbramante.it
Dart SRL
Chiostro del Bramante
Arco della Pace, 5
00186 Roma
Art of flowers
From November Christmas flowers arrangement.
From Pisanello to Tiziano, from Tintoretto to Tiepolo. Masterpieces from Accademia Carrara, Bergamo
On request contact the Exhibition Office
Giacomo Favretto. Venice, Captivation and Seduction
On request contact the Exhibition Office
Boldini and Paris. Between Reality and Impression
On request contact the Exhibition office
Julius Caesar. Man, Feats, Myth
Finally, the leading protagonists of Roman history are in Rome! The Chiostro del Bramante inaugurates a grand season in its already well-known expository showings. For the first time ever, in the suggestive surroundings attributable to the genius of the great Urbinate architect, a show expressly dedicated to the image of the first absolute protagonist of ancient Rome has been elaborated.
On G. Julius Caesar (around 100-44 b.c.), the first “dictator”, the undisputed artisan of the greatness of the future Roman Empire – of which, not by chance, his adopted son Octavianus, first “Augustus Caesar”, would become prince, historical accounts are abundant with information, from the time he appeared on the political stage of Urbe and to later, as the fearless commander of the Roman army, with which he enjoyed sensational victories and new territorial annexations greatly expanding Roman control of the Mediterranean area.
A leading figure in the troubled passing between the Roman Republic and the Empire, Caesar was never to become its emperor, but he did lay the grounds for its solid foundation. An exceptional character, a man of letters, historian, general and statesman of extraordinary far-sightedness, he started even during his lifetime, to create his own myth. In fact, he presented himself as a descendant of Venus, thus tying himself to the original myth of the city of Rome itself, dating back, according to ancient tradition, to Aeneas himself, son of Venus, who supposedly landed at the Tyrrhenian shores of Latium at the end of his long wanderings, being exiled from Troy, as marvellously narrated in the Virgilian Aeneid.
This legendary plot, laid by Caesar in a masterly manner, was supposedly resumed again and developed by his successors at the command of the Empire and tirelessly worked out up to modern times. Probably, without the tragic end of his assassination, seizing him at the time of his maximum splendor and thus preventing him from reaching old age and decline, Caesar’s myth would not have been attested to with so much fervor.
The exhibition intends to unfold by starting out with the character, Caesar, and his closest political and cultural surroundings, touching upon the strong moments of his climb to power: his allies-adversaries like Crassus, Pompeius, Cicero, the military campaigns that led him to glory and wealth, the Egyptian adventure including the encounter with Cleopatra, Queen of Egypt, the Roman artistic and cultural atmosphere of those years; and up to his death, on the Ides of March 44 b.c., to the succession to power going into the hands of his young adopted son Octavianus and his apotheosis.
The memory and the “cult” of such an exceptional figure have never gotten lost, not even during the centuries of decline of the Empire and during the dark years following the barbaric invasions of Italy. It was, however, in the Middle Ages, and especially with the coming true of the Holy Roman Empire (early 9th century), that the myth of the founder of the Roman Empire started up again, hinting that the cinerary urn of the great leader could be found in the sphere located on top of the Vatican obelisk. For the most part, this was a revival of the myth in an ideological-political sense, aimed at reaffirming the unifying values of the new Carolingian Empire. It was expected of art to illustrate such recovery.
Starting in the 13th century, in particular, and later, in the 14th century, the recovery of the ancient Romans is affirmed even through the images of the great protagonists in the history of Rome, and Caesar is obviously among these. In the High Renaissance, the celebrated cycles of frescoes by Mantegna and Andrea del Sarto, dedicated to the Roman dictator, are encouragement and example for the new prince and his imperium. Literature and music celebrate the Fasti of Rome such as those of Caesar, and as an example, it suffices to cite Julius Caesar by William Shakespeare.
The myth of Caesar and “Caesarism” continued over centuries and appeared to regain intensity between the end of the 18th century and 19th century: interest for the ancient Romans and their protagonists explodes again with force in the century of Illuminism and among its protagonists, and one has only to recall the inheritance which came later in the character and role of Napoleon I. Afterwards, in Italy, in the early 20th century, the Roman myth found a privileged place for a new “return” in Fascist ideology.
Again in the 20th century, the seventh art, and perhaps especially motion pictures, have kept Caesar’s myth alive up to now; so much so, that starting with the era of silent movies and up to the present, more than a hundred movies have portrayed Julius Caesar as a direct or indirect protagonist. Motion picture productions on Caesar can be subdivided concisely into three periods: the early years of the 20th century (1910’s), with its theater-equipped movies; the 1950’s and 60’s, which popularized the feats of Caesar and the ancient Romans; lastly, the years of the great Hollywood-like productions at Cinecittà in Italy, the shortest route for the myths of Caesar and ancient Rome to be exported overseas.
Among the actors who have lent their faces to portray Caesar, etching his features and personality in cinematographic imaginations have been Marlon Brando in “Julius Caesar”, directed by Mankiewicz in 1953, and Rex Harrison as Caesar in “Cleopatra”, again by the same director in 1963.
The exhibition unifies, for the first time, archeological documents of great importance and beauty, coming from the most prestigious Italian and foreign museums, with expressly made reconstructive plastic models, to represent Rome as Caesar must have lived it. Left as an entrustment to figurative art is the use of documentary evidence of the myth, Caesar, and Caesarism from the Middle Ages to the Renaissance, and onwards to Neoclassicism and beyond, up to the very early decades of the 20th century, when motion pictures, through vintage movies, scenery costumes and movie sets, related the most recent of Ceasar’s myths.
The exhibition is under the care of: Giovanni Gentile, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa.
Catalogue: published by Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo
Aldo Pogliani: Fumo
La mostra, suddivisa in quattro periodi, si concentra sulla produzione recente dell’artista realizzando un percorso conoscitivo-tematico non cronologico, adatto agli spazi deputati all’esposizione. I quattro temi che strutturano la mostra infatti, si collocano ai margini di ogni possibile definizione critica, non cercando compromessi o tentativi di sconfinamento con la periodizzazione canonica entro la quale viene abitualmente classificato il lavoro di Aldo Pogliani.
OPINIONI si riferisce al ciclo di opere prodotte sin dai primi anni Settanta caratterizzato da una decisa impronta informale, tra cui spicca la serie di acrilici su tavola in grande formato dominata dalla contrapposizione di geometrie irregolari, lampi cromatici e intense perimetrazioni materiche, fluttuanti sopra sfondi omogenei di grande suggestione. Tass-Tra-Rit si rifà invece all’invenzione di una nuova unità di composizione pittorica, compresa nella triade Tassellato-Tramatura-Ritmica, con cui il mondo dell’autore si misura all’interno delle opere frammentandosi in una moltitudine di particelle segniche e cromatiche, accumulazioni ritmiche lineari e ondulate, capaci di realizzare sulla tela insolite prospettive a-dimensionali in tutto simili a combinazioni biologiche ingrandite al microscopio elettronico.
E’ invece RADICALE (1972-2000) la filosofia politico-sociale attraverso cui vengono assemblate quelle opere che incorporano, per appropriazione indebita, abusiva potremmo aggiungere, i detriti della civiltà del consumo assieme alle sue voraci dinamiche comportamentali. Appartengono a questo ciclo gli assemblaggi di oggetti arricchiti da interventi cromatici e i pitto-collages nel medio formato, riferiti alla più distintiva abitudine dell’artista: il fumo.
AMICI infine, dichiara un’autentica affezione per i valori solidali dell’amicizia. Valori che nella pittura di Aldo Pogliani si svelano, con imprevedibili variazioni allegoriche, attraverso l’intera sua vicenda artistica: dalle metaforiche accumulazioni segniche dei lavori giovanili fra le quali emergono, in senso gestaltico, volti e persone di stampo fumettistico, al dettaglio allusivo occhieggiante fra i tasselli dei collage di epoca più recente, sino al realismo commovente dei ritratti fatti agli amici perduti e mai dimenticati.
Una sezione speciale, disseminata fra l’impianto espositivo generale, riguarda la recentissima e inedita produzione pittorica realizzata su supporti sagomati dal perimetro irregolare, poliedrico ed eccentrico.
SITUAZIONI è la struttura critica che tenta di perimetrarne l’estensione –spesso notevole in senso dimensionale- facendo riferimento alla mutazione tipologica di alcuni “standard” linguistici del Maestro, nel punto d’incontro con nuove situazioni spaziali.
Crediti culturali e sede espositiva
La prestigiosa sede del quattrocentesco Chiostro del Bramante, opera del grande architetto rinascimentale, ubicata alle spalle di Piazza Navona e per questo inscritta nel circuito monumentale di maggior rilievo della capitale, ospiterà la mostra nel periodo di maggiore afflusso turistico cittadino (agosto-settembre) garantendovi un alto potenziale di visitatori.
Lo spazio espositivo, articolato in sale di ampiezza variabile, si stringe attorno al perimetro del chiostro, vero fulcro prospettico del complesso di Santa Maria della Pace, costituendo un centro di attrazione per visitatori provenienti da tutto il mondo.
La mostra godrà del patrocinio del Comune di Roma per il tramite dell’Assessorato alla Cultura e Musei, sotto l’insegna di DART, operatore di primissimo livello nel campo della promozione culturale e artistica nonché gestore del complesso architettonico bramantesco.
Piano espositivo
La mostra si colloca al piano terreno ed al primo piano (sede principale) del complesso architettonico bramantesco e vi si articola coinvolgendone la concatenazione di sale e i corridoi di collegamento. La particolare dimensione spaziale, permette la suddivisione tematica di progetto garantendo al contempo un buon effetto di continuità espositiva, attraverso la creazione di cannocchiali prospettici (utili al transito del pubblico in visita) e aree di maggior approfondimento (individuabili in piccole aree di fruizione).
Il sistema espositivo propone infatti la distribuzione delle opere su tela e su tavola a parete, mentre una particolare attenzione, in chiave scenografica verrà dedicata alla produzione tavole sagomate (SITUAZIONI) che potrebbero librarsi nello spazio mediante opportuni congegni di sospensione a soffitto.
Tale distribuzione spaziale, valorizzata da indicazioni grafico-segnaletiche (testi prespaziati adesivi, didascalie) e da distinzioni cromatiche ambientali (differenziazione del colore murale delle singole sale) è in grado di offrire molteplici chiavi di lettura dello spazio: quella determinata dalla doppia frontalità dell’allestimento, quella prodotta dalla simultaneità di scala fra l’ambiente espositivo e il suo involucro storico, quella generata infine dalla complessità dell’insieme, in grado di includere nell’orizzonte visivo delle opere le molteplici proiezioni simboliche cui la mostra rimanda.
Tale simultaneità spaziale potrà essere sfruttata nel progetto espositivo con la creazione di un percorso duttile, fruibile attraverso molteplici possibilità di circolazione: fluida in senso longitudinale, laddove le sale si raccordano l’una all’altra in sequenza prospettica, accompagnate dalla segnaletica grafico-esplicativa; raccolta e statica nelle enclaves generate da particolari corrugazioni spaziali, dove i dipinti avranno visibilità parietale e le tavole sagomate vi stazioneranno al centro.
L’impianto espositivo verrà suddiviso in cinque sezioni criticamente distinte a partire da una sala- proiezioni in grado di trasmettere filmati e documenti audio-video in looping.
In termini quantitativi, la ripartizione critica delle opere rispecchierà il seguente schema:
- OPINIONI; n. 25 dipinti (formato medio cm 120x120)
- TASS-TRA-RIT; n. 15 dipinti (formato medio cm 10x100)
- RADICALE; n. 10 dipinti (formato variabile)
- AMICI; n. 10 dipinti (formato variabile)
- SITUAZIONI; n. 20
Opere totali esposte: 80
Il video
La mostra è coadiuvata da una sezione video articolata in due proiezioni simultanee:
- il filmato “Tass(tra)Rit -Tassonomia di un ritratto. Chimica e mimica nel lavoro di Aldo Pogliani” (DVD, b/n, 20’) prodotto da Custercast con le riprese di Tiziano Gandolfi, nel quale la camera indugia sul volto e sui movimenti del Maestro durante il lavoro nello studio fra nuvole di fumo, impasti cromatici, ordini e disordini della creazione artistica
- un estratto dello speciale telegiornalistico (TG2 Rai, 1975) che documenta il lavoro di due artisti a confronto: Alberto Burri alle prese con le sue celebri “Combustioni” degli anni Settanta, dalle Prigioni di San Francesco ad Assisi, e Aldo Pogliani, dallo Studio A di Milano, alle prese con il Tass.Tra.Rit
Il catalogo
La mostra è accompagnata da un catalogo tirato a stampa nel numero di 5000 copie. Formato tabloid (bxh cm 34x24) con 48 pagine totali a colore legate a punto metallico, stampate su carta uso mano opaca. Il catalogo riproduce una panoramica delle opere in mostra accompagnate da testi critici, un’intervista e immagini di repertorio, documenti d’archivio e fotografie. Una sezione centrale è dedicata alle opere su tavola sagomata “Situazioni”, progetto recente e inedito del Maestro.
Mostra a cura di Leo Guerra
COMUNE DI ROMA
ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI
AAMS GIOCO SICURO
BNL
UNICREDIT BANCA DI ROMA
MONTE DEI PASCHI
DART
Un progetto Custercast
India. Immagini per Samdhya
Il DART - Chiostro del Bramante – Vari(e)azioni presenta dall’10 aprile all’11 maggio 2008 la mostra “India – Immagini per Samdhya”, un’accurata selezione di oltre cento opere fotografiche di medio e grande formato di Maria Luisa Gaetani d’Aragona dedicate alla realtà spirituale e sociale dell’India, create in ripetuti viaggi lungo quarant’anni di appassionato rapporto con la fotografia come mezzo espressivo e documentativo.
“Samdhya” in lingua sanscrita significa meditazione. Con questo esplicito riferimento di valore la mostra è indirizzata a rivelare infatti gli aspetti meno turistici dell’India e le realtà che si celano dietro le immagini più consuete della sua vita quotidiana.
L’esposizione è articolata in sezioni che si susseguono in un allestimento articolato in tutte le sale del piano terra del museo, con opere, testi e citazioni-guida, per illustrare i diversi aspetti di costume, economia, religione e filosofia dell’India degli ultimi quarant’anni.
Impressionanti immagini di pire umane da tempo ormai vietate, si affiancano a quelle di santoni e fedeli impegnati in eterni rituali, nel costante rapporto con l’acqua purificatrice del fiume, altre immagini colgono invece la più caotica realtà metropolitana, cui fanno da contraltare la secolare presenza di templi e statue di divinità o la calma senza tempo delle campagne e il lento incedere degli animali.
Il percorso della mostra si snoda lungo linee temporali e tematiche che mettono in evidenza istantanee di verità, associazioni e sequenze narrative in cui si compenetrano elementi di storia, simboli religiosi e filosofici, atmosfere spirituali, pratiche e necessità di vita d’ogni giorno, fatalismi e consapevolezze, tradizioni e futuro consumistico, realtà rurali e fantasmagorie cittadine, caos organizzato di feste e mercati, intensità di sguardi e spontaneità di espressioni tipiche di una cultura complessa, composita e millenaria quale quella dell’India.
La mostra offre al visitatore un’esperienza avvolgente e coinvolgente il cui obiettivo è quello di fornire l’occasione per un’intensa esperienza di viaggio attraverso la realtà, le atmosfere, i sapori, gli odori e i colori dell’India.
Un viaggio che offre una visione intimamente sentita di questo grande Paese che ha dato i natali al buddismo ed alla politica della non violenza e vive tutte le contraddizioni contemporanee tipiche dell’Oriente, fra tradizioni che si tramandano intatte da secoli e il nuovo multiculturale, globale e tecnologico che avanza con tutta la sua forza omologante.
La mostra è allestita all’interno dei programmi del Dart – Chiostro del Bramante – Vari(e)azioni, che seguono una linea culturale di particolare attenzione alle forme più aggiornate di espressione artistica e ai media più diversi come la fotografia e il video, che si affiancano alle tradizionali pratiche pittoriche e scultoreee sono ormai da tempo equiparati nella considerazione museale a tutte le altre.
L’esposizione è accompagnata da un libro-catalogo pubblicato da Silvana editore che ne riporta tutte le immagini a colori ed è arricchito da testi, saggi e contributi sull’India, ponendosi come ulteriore strumento di conoscenza e approfondimento dell’affascinante realtà di questo Paese.
Approfondimenti
Per gli occidentali l’India è sempre stata una meta spirituale, un luogo dell’anima da raggiungere per trovare una verità ulteriore. Spesso, non è occasione o ricerca di conversioni a credenze o religioni non proprie, ma di una maggiore consapevolezza e, nei casi più fortunati, di una illuminazione.
L’India è la terra della compresenza di privilegi e povertà, di non violenza e fanatismo, potere e rassegnazione, antico artigianato, ruralità contadina e tecnologia informatica, cruda realtà e sfrenata fantasia, mistero occulto e spiazzante chiarezza.
Chi non è mai stato in India ne sente la mancanza quasi come un senso di colpa e di incolmabile ignoranza. Non sono sufficienti documentari e guide turistiche o libri illustrati, occorre l’esperienza o il racconto, anche per immagini, dell’esperienza diretta.
È questo ciò che offrono queste immagini di Maria Luisa Gaetani d’Aragona, che riportano con fedeltà la realtà viva e vissuta di un’India oltre ogni stereotipo.
A fronte della sagoma colorata riflessa nell’acqua del celeberrimo Taj Mahal, decine di istantanee colgono infatti con immediatezza disarmante una normalità profondamente radicata nella cultura e nei costumi dell’India, una cultura permanentemente impressa negli atteggiamenti, nei gesti e negli sguardi e persino nell’aspetto del paesaggio naturale ed urbano.
La complessità e profondità del mondo indiano suggeriscono una presa di contatto per gradi, in attesa dello scatto che ponga d’improvviso lo sguardo in una nuova dimensione di attenzione.
È ciò che anche le immagini di Maria Luisa Gaetani inducono a provare nella loro successione di interesse per ogni aspetto della quotidianità indiana, che porta con sé l’immensità di una consapevolezza trascendente e allo stesso tempo totalmente calata nella realtà contingente.
È la realtà delle pratiche yoga volte al benessere fisico e all’armonia di corpo e mente e delle figure accovacciate ai margini delle strade non sai se a riposo o in attesa di un domani uguale ad oggi.
È lo sguardo vivace e bramoso di vita dei ragazzi, spesso piccoli adulti prematuramente plasmati e consapevoli, e quello indaffarato nel lavoro o assorto nella meditazione degli adulti.
È il colore brillante e caleidoscopico dei sapienti accostamenti cromatico-tonali delle stoffe e dei pigmenti che vivono della luce colorata che una tradizione di raffinatissimo gusto sa mescolare in differenze che non stridono e si esaltano a vicenda ed è il colore gridato, chiassoso e invasivo delle pubblicità dei marchi e delle griffes internazionali che si contendono lo sterminato mercato di base del Paese.
È l’India del lavoro artigianale che impegna tutto il giorno uomini e donne nella fatica, svolta in qualsiasi condizione, in ogni angolo di strada come nei grandi mercati o nelle campagne. Una realtà che insieme ai salari estremamente bassi, comuni a tutto l’Oriente, ha fatto di questo Paese uno dei maggiori esportatori di artigianato nel mondo.
Sono le vacche sacre, oggetto da secoli di rispetto e affettuosa cura, vaganti con placida noncuranza in spazi aperti, così come tra auto e motociclette nel traffico cittadino.
È l’india di Buddha e dei cellulari ultima generazione, delle fascine portate dagli elefanti e delle aziende produttrici di microchips.
Le immagini qui raccolte coprono 40 anni di viaggi e si riferiscono tuttavia ad una storia millenaria che arriva sino all’attuale assetto culturale, socio-politico ed economico dell’India.
Benares, con le sue caratteristiche costruzioni oblique, il brulicare degli agglomerati che si affastellano sulle acque, le sue gradinate palpitanti di vita, è l’inizio del viaggio che introduce alla spiritualità indiana mista alle necessità essenziali della sopravvivenza.
Riprese risalenti a decine di anni or sono, ormai impossibili da catturare, essendo state vietate pratiche religiose come le cremazioni all’aperto, ci portano al centro della religione e della meditazione indiane e nei luoghi classici di culto e di purificazione rigeneratrice, ai fiumi nelle cui acque si svolgono feste e lavacri e le cui rive sono luogo di lavoro, svago e preghiera.
Disteso a perdita d’occhio o interrotto d’improvviso in dirupi o costruzioni a picco sul mare, il paesaggio indiano qui presentato affascina per la sua imponente vastità e varietà, mentre Calcutta, Bombay e moltissime altre città indiane hanno ormai i tratti di ogni metropoli del mondo, in compresenza e contrasto con i segni permanenti di usi e costumi tradizionali. Immagini che danno il segno tangibile del prepotente ingresso dell’India nella modernità, che ne fa con la Cina uno dei fenomeni di espansione più vistosi degli ultimi anni.
Splendidi ritratti offrono infine sguardi, espressioni e gesti spontanei che rivelano il carattere intimo e profondo della cultura cui appartengono.
È questa l’India che lascia senza fiato chi non si cala come ha fatto Maria Luisa Gaetani d’Aragona nell’irrazionalità naturale della concezione di vita dei suoi abitanti, nel senso di avvicendamento e immobile trasformazione del tutto, di godimento della carne e serenità dello spirito che fanno l’unicità dell’anima eterna indiana.
Maria Luisa Gaetani d’Aragona è nata a Roma da padre piemontese, ambasciatore e nome storico della diplomazia italiana, e madre tedesca.
Per circostanze della vita legate alla sua famiglia, ha viaggiato tutto il mondo ed ha vissuto per anni all’estero. Si è formata assaporando la raffinatezza del bello, espressione magica della cultura italiana, e respirando a pieni polmoni romanticismo tedesco donatole dalla madre. Una sintesi suggestiva, colma di stimoli creativi sorretti da profonde riflessioni.
Al ritorno in Italia, studia fotografia a Milano nello studio di Mariapia Vecchi, in seguito consorte di Amintore Fanfani, della quale diventerà collaboratrice per diversi anni. Qui incontra i grandi maestri della fotografia e gli uomini potenti del mondo, i saloni delle ambasciate italiane nei cinque continenti, e i personaggi che compongono le copertine delle riviste. La macchina fotografica, che non abbandonerà più, diviene un prolungamento del suo animo per dare forme a sensazioni, a desideri, stati d’animo.
Rimasta orfana molto giovane, inizia a viaggiare e si trasferisce per qualche anno a New York, dove inizia a coltivare le sue passioni: la storia e le ricerche.
I viaggi presso genti e Paesi dalle più diverse condizioni economiche e sociali le fanno conoscere la sofferenza di destini avversi che spesso fissa nelle sue istantanee.
Ha dedicato 24 anni della sua vita all’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, della quale è stata Consigliera, poi Vice Presidente, poi per nove anni Presidente, portando la sua Regione, il Lazio, ad essere fra le maggiori contribuenti d’Italia.
Dopo aver percorso il lungo e in largo il mondo, conosciuto infinità di uomini, donne, bambini, vecchi, nell’intento costante di impossessarsi della saggezza maturata dalla loro esperienza trasforma il suo viaggiare da desiderio a necessità. La curiosità si trasformata in ansia. L’avventura in una ricerca metodica. Lo stupore in gioia.
Testimoni del lungo peregrinare intorno al mondo, alla storia dell’uomo e della sua fede sono una serie di mostre fotografiche, sempre collegate alle ricerche: “La mia Patagonia”; “Darwin e l’evoluzione della specie”; una mostra all’Università Americana, la Temple University, due a Palazzo Barberini, e due al Chiostro del Bramante: “Cammino e Camminatori di Santiago de Compostela” e “Something on my head”.
È attualmente impegnata in altri tragitti in diverse regioni del mondo tra cui l’America Latina, l’Africa, l’Oriente.
È sposata con Niccolò Gaetani dell’Aquila d’Aragona, discendente di due Papi, Gelasio II e Bonifacio VIII, la cui famiglia ha attraversato l’ultimo millennio.
Catalogo
in sede
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The Macchiaioli. Sentiment of reality
On request contact the Exhibition Office
Animal Cracking Art
Il Chiostro del Bramante, in collaborazione con la Fondazione Mazzotta, presenta dal 20 giugno al 29 luglio l’originale mostra “Animal Cracking Art”. Per l’esposizione sono state selezionate oltre 150 opere eseguite sia collettivamente dal gruppo sia individualmente dai suoi partecipanti (Omar Ronda, William Sweetlove, Renzo Nucara, Marco Veronese, Alex Angi, Carlo Rizzetti, Kicco); la maggior parte delle opere in mostra sono naturalmente tutte in plastica, il materiale su cui il gruppo ha fondato la propria poetica, deducendone anche il nome; il cracking è infatti il processo tecnologico che trasforma la sostanza organica in sintetica, quindi il petrolio in plastica. Un materiale ambiguo, né buono né cattivo, il più inquinante del pianeta ma suscettibile anche di prestarsi a un uso buono come quello che ne fanno i Crackers, sostenitori della plastica riciclata…dipende insomma dall’uso che se ne fa.
Gli esponenti della Cracking Art mirano a recuperarla, a sottrarla al ciclo del rifiuto, dello scarto, della distruzione tossica e devastante dell’ambiente per creare con essa opere e installazioni connotate da una nuova sensibilità nei confronti della natura.
Per questa occasione verrà presentata per la prima volta nei bellissimi spazi cinquecenteschi del Chiostro del Bramante la spettacolare installazione denominata “Lacrime di coccodrillo”; più di trenta coccodrilli accoglieranno nel cortile del Chiostro il visitatore guidandolo all’interno della mostra dove le sale sono dedicate alle singole personalità del gruppo. Fanno eccezione le due sale principali dove a far da protagonista sono una collettiva del gruppo e una grande installazione denominata “Simbiosi” dove 250 gabbiani verdi condurranno con il loro canto il visitatore al termine della mostra.
Decine sono i libri e cataloghi pubblicate dai principali editori italiani e migliaia i testi critici e gli articoli divulgati in tutto il mondo.
Ulteriori notizie e immagini sul sito www.cracking art.com
Con il patrocinio del Comune di Roma-Assessorato alle Politiche Culturali
Catalogo
Edizioni Mazzotta
Per informazioni
Informazioni: 06.68809035 06.68809036
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Annibale Carracci
Giunge a Roma, dopo il successo ottenuto nella sede bolognese, la prima mostra monografica mai dedicata ad Annibale, non solo il più famoso dei tre Carracci, ma forse il più grande degli artisti bolognesi di tutti i tempi, protagonista di una vicenda che muta radicalmente il modo d’intendere la pittura all’insegna di una ritrovata intesa tra natura e storia.
Vincendo le difficoltà legate alla dispersione delle sue opere tra i principali musei di tutto il mondo, e proponendo una prima soluzione per i problemi di ordine filologico che rendono talora difficoltosa la ricostruzione della sua opera, la mostra propone una scelta mirata di dipinti e disegni che consentono di ricostruire l’intero percorso dell’artista, dai difficili esordi bolognesi alla contrastata attività romana.
Ciò che emerge in questo modo sono le ragioni che hanno animato Annibale nel corso della sua attività, volta a restituire dignità e verità al mestiere della pittura attraverso uno strenuo confronto con il “naturale”. Questa intenzione si coglie infatti non solo nei dipinti “dal vero” spettanti alla sua prima attività, come il celebre dipinto con “Due fanciulli che giocano con un gatto” del Metropolitan di New York o il “Paesaggio fluviale” della National Gallery di Washington, ma anche nei dipinti della sua maturità, in cui pure è evidente il debito nei confronti della pittura veneziana, di Tiziano e del Veronese. Ciò si nota soprattutto nel “Venere e satiro” degli Uffizi di Firenze, un quadro di straordinario impatto.
L’intento di coniugare la natura con la storia si esprime soprattutto nelle opere eseguite a Roma, dove il pittore si spostò nel 1595 su invito del cardinale Odoardo Farnese, per il quale affrescò la celeberrima Galleria. Un nucleo di importanti disegni, in gran parte concessi in prestito dal Museo del Louvre di Parigi, illustrano quest’ultima impresa; ma non mancano poi gli importanti dipinti eseguiti per lo stesso cardinale, come il “Cristo e la Cananea” delle raccolte comunali di Parma o il “Cristo deriso” della Pinacoteca di Bologna, che venne posto sul cataletto del pittore allorché questi venne sepolto in Pantheon accanto a Raffaello.
E di un “nuovo Raffaello”, in grado di unificare le parlate delle varie scuole pittoriche locali in un’unica lingua “italiana”, parlarono i contemporanei, come monsignor Giovan Battista Agucchi, del quale si espone il controverso “Ritratto” dell’Art Gallery di York, in passato riferito anche al Domenichino. L’attività romana di Annibale, celebrata dagli uomini di cultura del tempo, è segnata tuttavia da un senso di frustrazione per il trattamento riserbatogli dal suo protettore, all’origine forse del grave stato depressivo che lo condusse negli ultimi anni all’inoperosità, scandita solo da straordinari disegni di paesaggio, oltre che dalla bellissimo “Compianto sul Cristo morto” della National Gallery di Londra che, insieme alla “Pietà” del Museo di Capodimonte di Napoli, costituisce un’umanissima riflessione sulla “morte dell’eroe” e che chiude pertanto il percorso espositivo.
Come è già avvenuto per il pubblico bolognese, la mostra costituirà insomma un’occasione preziosa per conoscere uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, in grado di esprimersi con avvincente modernità nei diversi campi da lui praticati.
Comitato Scientifico Daniele Benati
Fabio Benzi
Carla Bernardini
Alessandro Brogi
Anna Ottani Cavina
Keith Christiansen
Andrea Emiliani
Franco Faranda
Silvia Ginzburg
Denis Mahon
Massimo Medica
Eugenio Riccomini
Erich Schleir
Nicola Spinosa
Claudio Strinati
Carel van Tuyll
Rossella Vodret
Catalogo Electa
Per informazioni
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Ufficio Stampa
SVEVA FEDE Tel.336.693767 Electa:Ilaria Maggi, Enrica Steffanini Tel 0221563250 - 433
e-mail: fattoriadisanfabiano@inwind.it imaggi@mondadori.it ; elestamp@mondadori.it
Andy Warhol: Repent and Sin no More
Per il 10° Anniversario del Dart Chiostro del Bramante Andy Warhol torna a Roma.
Pentiti e non peccare più! (Repent and Sin No More!) titolo della grandissima mostra che sarà al Chiostro del Bramante, dal 29 settembre 2006 al 7 gennaio 2007
Si tratta di una grande mostra tematica dedicata ad Andy Warhol, con la quale si celebra i dieci anni di vita del Chiostro del Bramante quale spazio espositivo aperto al contemporaneo, che iniziò la propria attività proprio con una mostra su Andy Warhol, Viaggio in Italia.
La mostra, curata da Gianni Mercurio, è realizzata in collaborazione con The Warhol Museum di Pittsburgh.
Il catalogo, edito da Skira in italiano e inglese, introdotto da un saggio dello stesso curatore, contiene testi espressamente realizzati da Jean Baudrillard, Arthur Danto, Giorgio Montefoschi e di Demetrio Paparoni.
La mostra, composta da circa 80 opere su tela, per lo più di grande formato, fotografie e video provenienti dagli archivi del Warhol Museum, approfondisce un aspetto poco conosciuto dell’arte di Warhol: il suo legame con la spiritualità e la religione. Ridefinisce così la complessità umana dell’artista, il quale affronta con il suo lavoro il difficile rapporto che lega vita e morte.
L’opera di Andy Warhol che da il titolo alla mostra, Repent and Sin No More! fu realizzata nel 1986 nella serie Late Advertising.
Due anni prima della sua morte, avvenuta nel febbraio del 1987, Warhol inizia al lavorare a quello che è forse la più complessa opera della sua vita, The Last Supper; non si tratta tanto di una semplice rivisitazione in chiave pop, o di un confronto in chiave postmoderna del capolavoro di Leonardo, quanto piuttosto del risultato finale di un percorso intimo che ha le sue radici in un legame lontano con un senso di spiritualità e religione che l’artista ebbe a partire dalla sua formazione negli anni dell’infanzia e della prima giovinezza.
Negli sterminati archivi del Warhol Museum è conservato un libro di preghiere, regalo di sua madre, che raffigura nella prima pagina una minuscola riproduzione dell’Ultima Cena di Leonardo.
Nessuna opera è stata studiata e riprodotta da Warhol in centinaia di varianti, tuttora senza numero, quanto The Last Supper, che ne fanno l’artista americano in assoluto che ha trattato maggiormente il tema della religione; riprendendo innumerevoli volte lo stesso soggetto replicandolo nei dettagli e nell’insieme, Warhol non può non essere in uno stato d’animo particolare nei confronti del soggetto: alla fine della sua vita, consapevolmente, l’artista realizza in quest’opera la sua passione religiosa, il suo tributo alla salvezza della propria anima.
L’origine rutena della famiglia Warhola, costretta ad emigrare dalla Slovacchia, ha non poca influenza sulla formazione religiosa che la madre, in particolare, gli impartì. La religione di appartenenza di Warhol era la religione uniate, cattolica, poiché come si evince dal nome si è riunita con la chiesa d’occidente, ma che ha conservato numerosi riti e una particolare devozione nei confronti dei santi ortodossi.
Si scopre allora un Warhol praticante, che si recava a messa spesso, non solo la domenica, e che ben conosceva l’infinita varietà di immagini bizantine e gli arredi delle chiese, con una madre che una volta trasferitasi ad abitare da lui a New York aveva creato in casa addirittura un piccolo altare.
A fronte di tali premesse dunque, è possibile leggere il lavoro di Andy Warhol come il risultato di un’esistenza intrisa di valori tradizionali legati al culto religioso che interferiscono però pesantemente con il suo essere nella modernità. Non a caso il crocefisso e la radio, presenti in un dipinto che raffigura la sala da pranzo della sua famiglia, eseguito quando frequentava il Carnegie Institute of Technology Pittsburgh, rappresentano nella loro compresenza due elementi fondamentali della sua esistenza.
La mostra presenta la serie di dipinti con le figure “iconiche” dei suoi primi quadri che lo hanno reso celebre, Marilyn, Marlon Brando, Jackie Kennedy rapprersentata nel giorno dei funerali del presidente assassinato, Liz Taylor (che si diceva all’epoca avesse un tumore senza speranza); in alcune opere i ritratti di Marilyn and Jackie appaiono su uno sfondo d’oro (Golden Marilyn e Golden Jackie), perché il fondo oro nelle icone bizantinze è simbolo di eternità.
E ancora, la serie dei Disaster del 1963 con le immagini degli incidenti automobilistici e delle vittime tratte dalle pagine dei giornali e “resuscitati” sulle tele nel loro orrore, solo apparentemente tacitato una volta che non è più in prima pagina. Così anche in Tunafish disaster, con allusione al caso delle donne avvelenate da scatolette, Big Electic Chair, strumento moderno di supplizio analogo alla croce, o il lavoro Suicide.
Oltre che nei disastri il senso della morte come destino ineluttabile si fa esplicito nella scelta di uno dei simboli classici della Vanitas, il teschio (Skull), in una serie del 1978.
La morte Warhol l’aveva incontrata da bambino, quando aveva perso il padre, ed il fratello ricorda che “era disperato e non riusciva a guardare la salma”, ma il suo personale memento mori si era incarnato nella persona di Valerie Solanas, la donna che tentando di ucciderlo lo ferì gravemente con un colpo di pistola; eventi questi, che certamente hanno segnato un rapporto già compromesso con la vita e con gli altri e che contribuivano ad accentuare in lui il desiderio di distacco dalle persone.
La prima serie di lavori dichiaratamente “religiosi” su grande formato furono le opere Crosses (Croci), presentati per la prima volta insieme ai Guns e Knives nel 1982 e nello stesso anno Warhol realizza la serie Eggs (Uova), alludendo all’emblema dell’immortalità e della resurrezione.
Nei suoi innumerevoli ritratti di gente ricca o famosa e di belle donne, realizzati a partire dalla metà degli anni ‘70 (in mostra ne vengono presentati 25, tra i quali Truman Capote, Miguel Bose, Jane Fonda, Aretha Franklin, Judy Garland, Liza Minnelli, Keith Haring, Dennis Hopper, Grace Jones, Roy Lichtenstein, Neil Sedaka, Carly Simon, Lana Turner ), immagini che, per impedire la corruzione del tempo, truccava ed imbellettava i soggetti trattandoli esattamente come fiori che non devono appassire mai.
Anche la scelta di Warhol di riproporre una sua interpretazione di alcuni capolavori dell’arte classica, tra cui la Madonna Sistina e l’Annunciazione di Raffaello, la Primavera del Botticelli o San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, rivela una particolare attenzione ai temi religiosi, ma soprattutto a quanto c’è di “immortale” nelle opere d’arte dei grandi maestri.
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Mark Kostabi. Un americano a Roma.
Dal successo trionfale della personale newyorkese all’Adam Baumgold Gallery (4 maggio - 10 giugno), Mark Kostabi presenta la sua mostra più estesa mai allestita in Italia presso il Chiostro del Bramante di Roma, dal 22 giugno al 27 agosto.
A cura di Vittorio Sgarbi e Luca Beatrice, questo allestimento, che consta di 150 opere recenti dell’artista, rappresenta un apogeo sia professionale che personale di Kostabi che ormai da 10 anni ha scelto Roma come sua città d’elezione.
Pur mantenendo il suo leggendario studio di New York, Kostabi World, in cui 25 assistenti eseguono il suo lavoro, e continuando a vivere a New York per quattro mesi l’anno, il mondo dell’arte italiano sa da tempo che Kostabi ha abbracciato appieno l’Italia e ha partecipato a innumerevoli mostre in tutto il paese negli ultimi 15 anni. Anche a Roma, Kostabi ha esposto le sue opere, principalmente nella leggendaria Galleria d’avanguardia Pio Monti, ma questa sarà la sua prima mostra in uno spazio pubblico della città di Roma.
Quando Kostabi si trasferì nel 1996, ha istintivamente incorporato le immagini della chiesa di Santa Maria della Pace in numerose opere, che partivano da schizzi che l’artista eseguiva quando, ai tavolini del Bar della Pace, gustava un thé pomeridiano. Ha sempre perseguito il sogno di vedere i suoi quadri esposti nel Chiostro del Bramante, dove molti dei suoi colleghi di New York hanno già presentato mostre personali: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Andy Warhol.
Queste nuove opere si distinguono per le complesse composizioni a figure multiple, molte con tratti severi in bianco e nero, mentre altre sono decisamente forti con una generosa tavolozza di cromie calde e fredde contrastanti. Kostabi continua la sua esplorazione dei temi dell’alienazione, della solitudine, del corto circuito informativo, della tecnologia rampante, dell’aggressione industriale, dell’ambizione artistica, dei trucchi commerciali, dell’ipocrisia, della vuota idolatria, della produzione meccanica dell’arte, della pressione per una produzione fine a se stessa, e della compartimentalizzazione dell’animo umano.
Diverse tele fanno riferimento all’arte italiana e alla storia dell’architettura: de Chirico, Raffaello, Correggio, Bramante e l’architettura razionalista di Latina, dove di recente Kostabi ha tenuto una mostra nella quale l’artista ha esplorato con rigore l’architettura razionalista come contorno naturale delle sue creature senza volto, per cui è conosciuto.
I titoli delle opere di Kostabi derivano dallo spettacolo televisivo dell’autore, "Name That Painting" dove noti critici concorrono a dare un nome ai quadri in cambio di un premio in denaro, in un gioco aperto, divertente e cinico sulla relazione tra l’artista e la critica.
Vittorio Sgarbi presenta un’analisi penetrante dell’arte di Kostabi e del posto che occupa nella storia dell’arte, nel ricco catalogo che accompagna l’evento, pubblicato da Cudemo Editore. Il giovane e dinamico critico d’arte Luca Beatrice offre un suo frizzante contributo.
In contemporanea alla mostra, Kostabi ha realizzato il suo ultimo CD musicale, “inKiostro”, pubblicato da Fairylands Records, ispirato dall’affascinante spiritualità che aleggia nelle stanze, nei corridoi e nelle corti del Chiostro del Bramante
Nove brani in cui il pianoforte contemporaneo suonato da Kostabi si fonde a suggestive ambientazioni sonore elettroniche, creando così la perfetta colonna sonora alle immagini della pittura kostabiana. A cinque brani classici del repertorio conosciuto già – Kostabi è alla sua quarta esperienza discografica – riletti e “remixati” con gusto dai dj Ras Noiz e Phella si aggiungono tre preziosi inediti, anche questi fortemente evocativi di sonorità classicheggianti e post-moderne. Chiude il cd un intenso brano in cui emerge la voce della lirica tedesca Julie Kogler. “inKiostro” è il frutto della collaborazione tra Mark Kostabi e il produttore romano Giorgio Calcara – da sempre attento ai nuovi fermenti musicali e artistici contemporanei -; un cd che coniuga modernità e tradizione, immagini e suoni, elettronica e acustica, Roma e New York, il Vecchio e il Nuovo Mondo: l’arte eclettica di Mark Kostabi.
Mark Kostabi ha 160 mostre personali al suo attivo, allestite in tutto il mondo. Le sue opere sono entrate nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, del Metropolitan Museum of Art di New York, del Solomon R. Guggenheim Museum of Art di New York, del Brooklyn Museum of Art di New York, del Corcoran Gallery of Art di Washington D.C., della Galleria Nazionale di Roma e di molti altri musei del mondo.
Giulio Aristide Sartorio
Centosette tra oli e tempere, trentotto tra carboncini e disegni, nove progetti per opere monumentali di grande formato, quaranta foto inedite del pittore e un film, “Il Mistero di Galatea”, girato da lui stesso, sono il nucleo di questa mostra antologica su Giulio Aristide Sartorio che è il punto di arrivo di una ricerca, sulla contestualizzazione globale della sua opera sin dall’ultima esposizione avvenuta nel 1933.
Vi è in Sartorio, infatti una perenne ricerca intima e stilistica che lo fa approdare a delle soluzioni di metodo e pittoriche antesignane e validissime. Accanto a questo, per il suo internazionalismo e per una innata curiosità, lui, più di altri subisce il fascino di quella civiltà industriale nascente, di quel nuovo mondo che porta con sé nuove tecniche quali la fotografia e la cinematografia.
La mostra, che nasce sotto l’egida della Camera dei Deputati e dell’Archivio Sartorio, curata da Renato Miracco, affiancato da un comitato scientifico internazionale, ripercorre la sua carriera e la sua evoluzione pittorica sin dal progressivo passaggio dal momento fortuniano, che ha caratterizzato i primi anni, verso il 1877, verso l’interesse sempre più prevalente per la pittura preraffaelita che domina gli anni Novanta con l’incontro con la pittura di Dante Gabriele Rossetti e Burne-Jones.
Di qui il passaggio agli influssi liberty nonché alla grande decorazione e ai suoi noti paesaggi della campagna romana.
La mostra sarà suddivisa in quattordici sezioni, ognuno curata da un esperto nazionale o internazionale e nessuno dei molteplici aspetti del pittore, decoratore, paesaggista, critico, fotografo, cineasta, saggista verrà trascurato per fornire, per la prima volta un quadro completo ed esaustivo di quello che Gabriele d’Annunzio definiva : “Cantore della pittura italiana”.
Zandomeneghi. Un veneziano tra gli impressionisti.
Dart Chiostro del Bramante presenta, a partire dal 05 novembre 2005, un’esposizione retrospettiva e antologica dedicata a Federico Zandomeneghi, realizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta.
Questa mostra si inserisce in un solco di indagine che il Chiostro del Bramante persegue da tempo, sui movimenti e sulle figure più importanti dell’arte italiana, che ebbero un ruolo centrale nel dibattito internazionale. Con questa mostra si inaugura anche una collana editoriale intitolata ai “Grandi Artisti Italiani”.
Le ultime rassegne italiane dedicate all’impressionismo e ai suoi artisti hanno approfondito la presenza dei tre italiens de Paris, De Nittis, Zandomeneghi e Boldini, all’interno della cultura impressionista e rivalutato il loro contributo al successo dell’arte francese. A differenza di De Nittis, che non interruppe mai i rapporti con l’Italia, Zandomeneghi restò invece esclusivamente legato all’ambiente parigino, e non a caso partecipò dal 1879 a tutte le mostre impressioniste, tanto che dei tre “italiani di Parigi” è quello che ha avuto i legami più duraturi e profondi con l’ambiente impressionista e post-impressionista.
E’ quindi ora perfettamente lecito presentare l’artista italiano come una voce singolare della nouvelle peinture, sia pure temperata dai richiami alle proprie radici nella scuola veneta e toscana.
La vicinanza dei temi, come le immagini della toilette femminile, i paesaggi parigini, le figure in interno, sono solo un tassello, importante ma non esclusivo, di quella trama di suggestioni tra impressionismo e post-impressionismo, nelle quali si considera ora necessario inserire l’arte di Zandomeneghi. Finora infatti gli studiosi italiani hanno insistito soprattutto nel “riprendersi” (secondo l’espressione di Raffaello Giolli) la sua arte per recuperarla all’interno del contesto italiano, sottolineando il suo ruolo di artista ponte tra la scuola veneta e quella macchiaiola, tra quella toscana e quella francese. Più recentemente invece, mentre si delinea la nozione di un “impressionismo” italiano, si mira a contestualizzare l’artista nel più ampio panorama europeo gravitante su Parigi e forse è arrivato il momento di guardare a Zandomeneghi attraverso la quotidianità dell’ambiente parigino in cui dal 1874 ha vissuto ininterrottamente fino alla morte.
Il progetto si articola quindi su 100 circa tra dipinti e pastelli di Zandomeneghi, accompagnati da una trentina di suoi disegni, che permetteranno da una parte di studiare il passaggio dall’abbozzo all’opera finita, dall’altra di delineare appunto quel particolare senso del disegno che soprattutto nella cerchia di Degas è elemento caratterizzante di un certo clima impressionista. Accanto alla selezione di Zandomeneghi vengono inserite a confronto opere di artisti francesi, come i disegni dell’amica, modella e pittrice Suzanne Valadon, dipinti di Renoir, Guillaumin, Sisley, Pissarro, pastelli di Degas, grafiche di Toulouse-Lautrec, visualizzando così la fitta trama di riferimenti e suggestioni tra Zandomeneghi e i suoi amici impressionisti.
La mostra sarà suddivisa in sedici sezioni tra cui:
1. Il periodo macchiaiolo
Il percorso della mostra non si snoda cronologicamente, ma si costruisce per temi che riprendono i soggetti preferiti dall’artista e dai suoi amici impressionisti, presentando però un’importante apertura dedicata al momento essenziale del periodo italiano, ossia la sua frequentazione dell’ambiente macchiaiolo a Firenze. La sensualità cromatica della tradizione si coniuga in Preparativi (1873, Istituto Matteucci Viareggio) con il chiaroscuro marcato e netto della scuola fiorentina, le cui lezione sulla luce fa da base ai successivi esperimenti luministici parigini.
2. Parigi e la pittura en-plein-air
La Parigi di Zandomeneghi non è la Parigi elegante, mondana e internazionale celebrata da De Nittis e Boldini, ma si racchiude nel quartiere bohèmien per eccellenza, Montmartre, dove l’artista viveva a fianco di Toulouse-Lautrec e della artista e modella Suzanne Valadon, ritratta in molte opere di Renoir, Lautrec, Puvis de Chavannes e Zandomeneghi.
Montmartre possedeva ancora in quegli anni un carattere popolare e periferico, la cui atmosfera si adatta perfettamente a Zandomeneghi, i cui soggetti preferiti illustrano sempre un ambiente domestico e familiare.
Dipinti come Il Moulin de la Galette (Fondazione Enrico Piceni, Milano), Place d’Anvers (Galleria Ricci Oddi Piacenza) o ancora Casetta a Montmartre (Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma) non ricreano così solo il suo palcoscenico quotidiano ma testimoniano anche il graduale avvicinamento alla poetica impressionista della pittura en-plein-air, reso più profondo dai vincoli d’amicizia con paesaggisti puri come Pissarro e Guillaumin. Accanto alle vedute parigine gli esterni di Zando si arricchiscono dei paesaggi della campagna francese della Chevreuse, dove trascorreva le vacanze.
Il puntinismo atmosferico di Zandomeneghi evidente in molte creazioni, come ad esempio in Riposo sul prato (collezione privata) trova un’evidente corrispondenza nello stile di molti pittori impressionisti, nella poesia discreta di Alfred Sisley (Il canale del Loing a Moret,1882, collezione privata) o all’estremo opposto nella forza cromatica e materica di Pissarro, Guillaumin, Gauguin. L’artista italiano fu infatti sempre attento a cogliere le molteplici inflessioni della “scuola” impressionista, anche nel suo sfaldarsi verso il post-impressionismo del pointillisme e della scuola di Pont-Aven.
2. La donna di Zandomeneghi e la moda parigina
Per molti anni Zandomeneghi fu attivo come disegnatore di figurini per le riviste di moda parigine. L’artista si piegò malvolentieri a questo impiego che gli portava via tempo per la pittura ma che d’altro canto era il suo sostentamento, e non è stato ancora possibile individuare questi lavori per la moda. Tuttavia è indiscutibile che la figura femminile è il soggetto principale dell’arte di Zandomeneghi e che le sue figure, tanto in interni che in esterni, risentono notevolmente dell’influsso della moderna raffigurazione dell’eleganza diffusa propria attraverso le riviste di moda, che del resto si offrivano come spunto di riflessione e studio anche agli artisti francesi non solo impressionisti.
La descrizione delle toilettes, degli elaborati cappelli, dei gesti tipici della moda, come l’indossare i guanti, o muovere il ventaglio, occupa un posto di rilievo nella sua produzione, e a questo filone appartengono molte delle sue opere più celebri, come Serata di gala (collezione privata) o Il thé (Collezione Sacerdoti, Milano).
3. Il nudo
La vicinanza di Zandomeneghi a Degas, con il quale condivideva l’amore per il disegno, i valori lineari e il pastello, si esprime essenzialmente nelle scene di nudo, per lo più ambientate in interno, che colgono giovani donne nei gesti quotidiani del risveglio e della toeletta. Una creazione esemplare come La tinozza (collezione Sacerdoti Milano) dichiara esplicitamente il richiamo a Degas e al gruppo di artisti a lui legati, a partire da Jean-Louis Forain (La tinozza, Tate Gallery Londra) e Toulouse-Lautrec, per il modus corsivo e graffiante con cui è delineata la figura accovacciata. Ma Zandomeneghi non si ferma esclusivamente a Degas e, come per tutti i suoi soggetti, anche nel nudo non mancano i riferimenti all’altra grande corrente impressionista, quella dei “coloristes” di Renoir, il cui gusto cromatico l’artista veneziano ammirava incondizionatamente. “Che lusso, che aristocrazia, che sfarzo di gemme semine nelle tele! Com’è delicato, com’è femminile, insomma com’è artista” scrive nel 1883 all’amico Diego Martelli.
4. La natura morta
L’attenzione alla pittura di Renoir viene sottolineata dalla scelta di Zandomeneghi di dedicarsi negli ultimi alla natura morta e alla pittura di fiori, generi tipicamente francesi, come osservava lo stesso Zandomeneghi, che certamente conosceva anche la lezione di Cézanne. E come in Renoir, il trionfo vitalistico dei fiori (Il bouquet di fiori, collezione privata) si contrappone all’accento volutamente povero delle nature morte con i pesci (Piatto con pesce, Collezione Sacerdoti, Milano) dove la suggestione del colore e la finezza del tratto riscatta la modestia del soggetto.
Il ricco catalogo presenta i contributi dei due curatori, sul percorso stilistico e tematico di Zandomeneghi, accompagnati dai saggi di Mimita Lamberti sull’ambiente impressionista e Maria Luisa Rizzini sulla moda parigina, mentre i testi di Ugo Bazzotti, Maria Grazia Piceni, Ippolito Edmondo Ferrario illustrano il mondo e il fenomeno del collezionismo di Zandomeneghi, da Durand-Ruel alle grandi collezioni storiche come Mondadori, Piceni, Sacerdoti. Il testo di Giovanni Federico Villa è dedicato invece agli esiti della campagna di analisi reflettografica portata avanti dall’Università di Bologna negli ultimi anni, che ha permesso di studiare, attraverso il disegno preparatorio sottostante la materia pittorica, il processo creativo di Zandomeneghi nelle sue opere più significative.
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SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CON IL PATROCINIO DELL’ ASSESSORATO
ALLE POLITICHE CULTURALI DEL COMUNE DI ROMA
Lorenzo Gigotti, dalla scuola Romana alla cromia del segno
150 opere tra dipinti, disegni, bozzetti per affreschi, mosaici e cartoni preparatori per vetrate realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta, provenienti da gallerie, enti pubblici, collezioni private e dall’Archivio Lorenzo Gigotti, oltre a documenti cartacei e fotografici, video-immagini, costituiscono il corpus della grande mostra antologica dedicata a Lorenzo Gigotti (Roma 1908-1994).
Allievo di Ferruccio Ferrazzi, l’artista é personaggio di rilievo della Scuola Romana degli anni Trenta e Quaranta, alla quale ha legato il suo nome grazie ad una pittura dapprima tonale, affine alla lezione di Cagli e Capogrossi, poi via via sempre più focalizzata sul versante cromatico di sostanziale impronta espressionista, impressa alla pittura romana da Mario Mafai, artista molto amato da Gigotti.
Di questo periodo, in mostra, un nucleo di opere di grande impatto visivo che confermano la vivacità e la forza espressiva della pittura dell’artista che va principalmente spostandosi, dal periodo post-bellico in poi, verso un segno affine alla coeva pittura di Pirandello e di Gentilini, senza dimenticare i riferimenti a Klee e Chagall, due degli artisti, del panorama dell’arte internazionale, ai quali Gigotti si sentiva più legato.
Dagli anni Cinquanta e Sessanta l’artista inizia una coerente evoluzione pittorica, arrivando a creare una pittura aniconica con un “segno cromatico” estremamente personalizzato.
All’attività pittorica documentata anche con mostre personali e collettive e dalla presenza di sue opere a molte Sindacali dell’arte, alle Quadriennali di Roma dagli anni ’30 alla fine degli anni Sessanta e alla Biennale di Venezia del ’48, il lavoro di Gigotti si amplia anche sul versante pubblico, con la realizzazione di una serie di affreschi, vetrate e mosaici in molti palazzi pubblici (CTO Garbatella di Roma; CTO di Firenze e di Padova, ecc.) e chiese cattoliche, fra le quali ricordiamo: la cattedrale di S. Paolo del Brasile; la chiesa di S. Eugenio in Roma; la chiesa di S. Gottardo in Corte di Milano; il tamburo della cupola S. Giovanni Bosco in Roma con la mirabile serie di vetrate realizzate fra il 1963 e il ’64 ed ancora oggi considerate fra le più importanti operazioni cultuali dell’Italia della seconda metà del XX secolo.
La mostra è stata suddivisa in una serie di “esperienze” tematiche, tali da definire i caratteri estetici oltre che in-tellettuali della pittura di Gigotti: Prime esperienze figurali; Un percorso “estremo” nell’ambito della Scuola Romana; Il segno espressionista; La pittura del pensiero e del sogno; La cromia del segno e le ultime Composizioni.
Altre due sezioni saranno dedicate al Disegno di Gigotti e a Le vetrate di S. Giovanni Bosco e altre commissioni pubbliche.
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Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni Culturali, Regione Lazio (Assessorato alla Cultura), Comune di Roma, Provincia di Roma (Assessorato alle Politiche Culturali), Musei Vaticani, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano
Giuseppe Bergomi
Negli storici spazi del Chiostro del Bramante, in collaborazione con Electa, sarà presentata la nuova esposizione personale di Giuseppe Bergomi, maestro riconosciuto della scultura figurativa italiana. Da luglio a settembre circa cinquanta opere comporranno la galleria di personaggi che l’artista così magistralmente sa fermare, plasmandoli, in materia scultorea.
La mostra
Dopo i tanti riconoscimenti nazionali e internazionali, Giuseppe Bergomi propone i suoi nuovi lavori in un allestimento inedito negli storici spazi del Chiostro del Bramante, a Roma. Circa cinquanta opere, sia in bronzo che in terracotta: figure, ritratti, sentimenti ed emozioni in un alternarsi di volume e malinconia, di monumentalità e solitudine.
“Mi era apparso, nella sua prima maturità, Giuseppe Bergomi, come un artista della realtà, nella grande tradizione
bresciana identificata e celebrata da Roberto Longhi. […] Dal nostro primo incontro sono passati quasi quindici anni, la sua bibliografia si è arricchita, molti artisti hanno condiviso il mio entusiasmo e oggi Begomi è un Maestro”.
Vittorio Sgarbi
il catalogo
Edito da Electa, il volume è inserito nella collana Italian Factory e raccoglierà, oltre alle opere in mostra, buona parte
della produzione di Giuseppe Bergomi degli ultimi vent’anni.
La parte dei testi sarà affidata a Philippe Daverio e Duccio Trombadori, oltre a un’intervista biografica di Alessandro
Riva. Oltre ai testi inediti sarà presente un’antologia critica e una sezione biografica.
Electa, Milano 2005
pagine 198, italiano e inglese, euro 50,00
Testi di Philippe Daverio, Alessandro Riva e Duccio Trombadori
Roma, Chiostro del Bramante
per ulteriori informazioni e materiale fotografico adicorbetta
ufficio stampa e comunicazione comunicazione@corbetta.org
t. 02 36 51 74 82
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Catalogo
Edito da Electa, il volume è inserito nella collana Italian Factory euro 50,00
Bernardo Siciliano
Circa trenta tele di grandi dimensioni e un catalogo monografico, edito da Electa, sono protagonisti del nuovo progetto di Siciliano che verrà presentato, durante tutta l’estate, prima a Roma e poi a Milano. Circa trenta tele di grandi dimensioni rappresentano il fascino e l’architettura dei due mondi vissuti da Bernardo Siciliano: l’Italia e l’America, indagati nelle loro città simbolo, Roma e New York, dai monumenti storici della città antica, alle ampie vedute della città simbolo degli Stati Uniti.
Il paesaggio è un puro pretesto visivo per costruire il quadro con un misto di calore e di freddezza, di emotività e di calcolo, di gestualità e di perfetta tenuta dell’immagine. Quello che si ritrova nella pittura di Siciliano è una pennellata tesa e vibrante, di una materia corposa, di una gestualità che si basa su una costruzione geometrica, complessa, attentamente studiata attraverso un’infinità di bozzetti.
“Infallibilmente, gli occhi di Bernardo individuano volumi, percepiscono energie, pesi, forze. Gli angoli, lo zigzag di uno spazio dinamico, sono loro connaturati. Le linee tagliano, affettano il paesaggio. Il più delle volte: di qua la luce, di là l’ombra, poi, obbedendo agli ordini di metodiche rotazioni, ci si scambia i posti ma luce e ombra restano lì, divise da una trincea, come materie nemiche.” Marco Di Capua il catalogo
La prima monografia antologica dedicata al lavoro di Bernardo Siciliano e presentata in occasione della mostra è edita da Electa. Il volume raccoglierà, oltre alle opere in mostra, buona parte della produzione di Bernardo Siciliano degli ultimi dieci anni, un’ampia rassegna che, dai ritratti ai volti delle città, dalle campagne ai paesaggi industrializzati, possa illustrare la ricchezza e la complessità di questo pittore a cui “piacerebbe dipingere macchine come Courbet dipingeva alberi.”
La parte dei testi sarà affidata a Marco Di Capua, Nathan Englander, Valerio Magrelli, Giorgio Van Straten, oltre a un’intervista biografica di Alessandro Riva. Oltre ai testi inediti saràpresente un’antologia critica e una sezione biografica.
testi di Marco Di Capua, Nathan Englander, Valerio Magrelli, Alessandro Riva e Giorgio Van Straten.
Catalogo
Bernardo Siciliano Electa, Milano 2005
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Renato Guttuso. Opere della Fondazione Francesco Pellin.
Dart Chiostro del Bramante in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano e la partecipazione dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, presenta dal 16 marzo al 5 giugno 2005 una grande mostra dedicata a Renato Guttuso (Bagheria 1912 – Roma 1987), curata da Enrico Crispolti.
Questa mostra rappresenta un osservatorio privilegiato per ricostruire l'itinerario artistico, intellettuale e morale di Guttuso che è stato indubbiamente uno dei protagonisti della scena culturale italiana ed europea del XX secolo.
La rassegna presenta 77 dipinti e 47 disegni Guttuso, realizzati tra il 1931 e 1986, che hanno fatto parte della Collezione dell’industriale lombardo Francesco Pellin e che costituiscono ora il fulcro di una Fondazione costituita a Varese nella primavera del 1999 (e riconosciuta nell’ottobre dell’anno seguente con decreto della Regione Lombardia) con lo scopo di “onorarne la memoria e valorizzare l’opera di Guttuso”. Molte sono le iniziative promosse negli anni da Pellin e ora dalla Fondazione con questa motivazione: dalle pubblicazioni curate sempre da Crispolti, tra il 1983 e il 1989, dei quattro volumi del “Catalogo ragionato generale dei dipinti di Renato Guttuso” (Giorgio Mondatori & Associati, Milano) e, nel 1997, del libro dedicato al grande dipinto Spes contra spem che la Fondazione possiede, fino a questa intensissima mostra itinerante in importanti luoghi espositivi e musei italiani ed europei.
Francesco Pellin è un imprenditore divenuto collezionista e amico di Guttuso in seguito ad un incontro fortuito, avvenuto in un albergo di Ischia nel 1973. Questa conoscenza determinante lo spinge ad affinare e soprattutto orientare in modo netto la propria passione per l’arte.
Nasce così la più rilevante raccolta di opere pittoriche di Guttuso esistente, sia per qualità delle opere, sia per l’ampiezza d’arco cronologico d’attività documentato, che può confrontarsi in Italia soltanto con la “Donazione Guttuso” alla Galleria Nazionale D’arte Moderna fatta dal figlio Fabio Carapezza Guttuso.
La collezione, attraverso numerosissimi capolavori e testi capitali per la sua vicenda creativa, documenta la ricerca pittorica di Guttuso dall’intensità espressiva del momento formativo, nell’affacciarsi agli anni Trenta, al vitalismo rinnovato della stagione sua ultima, oltre la piena maturità. Una collezione per molti aspetti indubbiamente “strepitosa” (come sottolinea più volte il curatore nel suo testo), nata da un profondo legame d’amicizia con l’artista, da una sorta di esclusivistico innamoramento culturale, che ha portato ad un impegno collezionistico del tutto mirato, divenuto quasi una “missione” in un’evoluzione di interesse dall’attualità del suo lavoro alle vicende storiche di questo.
Il nucleo di opere propone numerosissimi testi pittorici sostanzialmente imprescindibili per chi voglia ripercorrere la vicenda creativa guttusiana nelle sue molteplici diverse stagioni.
In particolare è composta da memorabili “nature morte” degli anni Quaranta - fra realismo organolettico e narrativo postcubista (quali Natura morta con drappo rosso, 1942, e Grande natura morta con la scure, 1947) -, da personaggi del “realismo sociale”, e poi di quello “esistenziale” degli anni Cinquanta (come Pescatori in riposo, 1950, e Uomo che mangia gli spaghetti, 1956), a situazioni del suo particolare “realismo memoriale” e di libertà evocativa visionaria (quali Armadio realista, 1966, importante pagina dell’Autobiografia, o Stiratrice e ragazzo di Caravaggio, 1974, o i grandi nudi degli anni estremi: Gineceo 1, 1985, e Gineceo 2, 1986, e Nudo – Ombra di Allen Jones, 1985).
La collezione Pellin inoltre può vantare la presenza di due opere di grandi dimensioni Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles, 1978, o ancora Spes contra spem, 1982. Quest’ultimo è un quadro di grande bellezza e intensità: una grande allegoria autobiografica fondata sul passo acuto della memoria che costituisce il maggior teatro pittorico guttusiamo degli anni fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta; l’esito più intenso e maggiormente felice dell’ultima sua stagione creativa.
Il catalogo edito da Mazzotta contiene i testi del curatore e riproduce a colori tutte le opere esposte.
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in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano
e la partecipazione dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma
De Nittis: Impressionista Italiano
Dart Chiostro del Bramante con la Fondazione Foedus_Cultura Impresa Solidarietà di Roma, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, presenta, a partire dal 13 novembre 2004 fino 6 marzo 2005, un’esposizione retrospettiva e antologica dedicata a Giuseppe De Nittis dove, per la prima volta dopo la mostra di Barletta del 1934, verrà proposta un’amplissima scelta delle sue opere.
L’evento è stato reso possibile grazie alla disponibilità del Museo Pinacoteca Comunale G. De Nittis di Barletta, dove è custodita la donazione delle opere dell’artista fatta dalla moglie Léontine e al contributo di Siemens, Lottomatica e Banca Intesa.
Per l’esposizione sono state selezionate le opere più significative della produzione dell’artista (200 dipinti e circa 20 opere su carta ), tra cui molti inediti: opere che attraverso il suo occhio attento e acuto sono capaci di restituire lo spirito e l’atmosfera dei luoghi da lui rappresentati, sottolineando la peculiarità di questo artista, di essere “meridionale al sud, francese a Parigi e londinese a Londra”. Così diceva di lui il critico italiano Vittorio Pica nel suo saggio “Giuseppe De Nittis, l’uomo e l’artista” del 1914, per evidenziare l’universalità e l’europeismo ante-litteram della sua arte.
Il nucleo principale della mostra proviene dal Museo Pinacoteca Comunale G. De Nittis di Barletta, che possiede la più ampia e prestigiosa collezione dedicata all’artista. A questa si aggiungono altre importanti opere provenienti da Musei e collezioni private italiane ed estere.
La mostra si apre con l’“Autoritratto” (1883) di De Nittis, che vuol essere un invito ad entrare nella sua casa così come nella sua opera, e prosegue articolata in diverse sezioni, elaborando un percorso completo e esaustivo della sua attività.
- De Nittis: impressionista pugliese. Questa prima sezione, costituita da dipinti per lo più con soggetto paesaggistico, si apre con le opere che De Nittis realizza quando è ancora a Napoli e guida il gruppo della Scuola di Resina: qui è fortissima l’influenza della Scuola di Posillipo indugiante a nostalgie descrittive (L’Ofantino, Casale nei dintorni di Napoli).
Segue un gruppo di opere, che in passato appartenevano alla famosa collezione Sommaruga, dove già si evidenzia l’evoluzione della sua pittura verso connotazioni più sintetiche (Alberi con effetti di nubi, Paesaggio rosa, Sole nascente).
Accanto a questi paesaggi, vengono posti i dipinti che De Nittis realizza quando è ormai in Francia, dove già si rileva la profonda attinenza con gli studi che in quel periodo venivano compiuti dagli impressionisti francesi (Campo di biche, Uscita dal bosco, Ora tranquilla).
Infine vengono proposte le famose e suggestive vedute del Vesuvio fatte durante il suo soggiorno a Napoli nel 1872, che ritraggono la montagna in tutte le sue più svariate forme e luci, e che ispirarono a Vittorio Pica l’accostamento al giapponese Okusai: (Eruzione del Vesuvio, Dalle asperità vesuviane, “Pendici del Vesuvio). Su questo tema, verrà proposto l’accostamento di un gruppo di studi inediti provenienti dal CIMAC di Milano e alcune tavole provienienti dall’ex collezione Sommaruga.
- Il viaggio da Barletta a Parigi. Il viaggio è una condizione costante nella vita di De Nittis: da Barletta, giovanissimo, parte alla volta di Napoli per iniziare gli studi all’Istituto di Belle Arti. Da Napoli va a Firenze, Roma e Torino fino ad approdare a Parigi che gli dà fama ed agiatezza. Pur stabilendosi nella Grande Ville non dimentica l’Italia, in particolare il sud e la sua città natale, di cui avrà nostalgia trasformandolo così in una sorta di pendolare dell’arte.
Infine, dopo Parigi e la rottura con il mercante Goupil, il bisogno di procurarsi nuovi mercati e committenze lo porta a Londra dando inizio a un’altra stagione di viaggi frequenti tra l’Italia e l’Europa.
De Nittis da attento verista non perde l’occasione di rappresentare il tema del “il viaggio” attraverso efficaci raffigurazioni. Molto frequente nella sua produzione è inoltre il soggetto della “strada”.
La traversata degli Appennini (1867), esposta alla quarta Promotrice di Napoli nel 1866, apre questa sezione dando inizio idealmente al viaggio che De Nittis compie da Barletta a Parigi.
Da Parigi a Londra. Nel 1874 De Nittis effettua il suo primo viaggio a Londra in cerca di nuovi committenti e nuovi mercati.
Questa sezione è dedicata a Parigi - in particolare alla vita mondana parigina, che lo consacra pittore della vita moderna, - e contemporaneamente ai viaggi e ai soggiorni a Londra, dove intrattiene importanti contatti e rapporti di lavoro.
Un primo nucleo è incentrato su Parigi, sulla costruzione della nuova città che sta nascendo e che rivoluziona totalmente l’aspetto che aveva solo pochi anni prima (Place de la Pyramide e Lungo la Senna).
Un secondo nucleo è composto dagli studi e dai dipinti sulle Corse di cavalli viste come luogo della modernità.
Un terzo nucleo infine presenta i dipinti dedicati a Londra. Anche qui il pittore pone l’accento sulla diversità della capitale inglese e sulla trasformazione urbanistica a cui viene sottoposta. Di particolare novità sono i dipinti che ritraggono i grandi ponti, antesignani per l’epoca, della capitale inglese, e che ci rivelano un altro aspetto del suo poliedrico occhio artistico.
- Les femmes parisiennes. Questa sezione presenta le opere che hanno meritato a De Nittis la fama di “peintre des parisiennes”, dove viene ritratta la figura femminile in un interno o in momenti di vita sociale. La sua modella è la moglie Léontine, che dipinge in ogni posa e sotto varie luci, con insistenza e compiacenza: in casa, per la via, in treno, in vettura, in barca, in giardino, a tavola, nello studio, sull’amaca. Sempre uguale a se stessa, fragile, elegante, con un piccolo viso altero di una persona che sa ciò che vuole. L’opera più significativa di questi ritratti è il capolavoro Giornata d’inverno, seguito da Passeggiata invernale e da Figura di donna.
Accanto a questi dipinti, la sezione presenta un gruppo di ritratti femminili che sottolineano il concetto di eleganza della donna parigina di fine secolo come Sulla seggiola, La signora col Cane, Che freddo, Donna con l’Ulster.
Elemento di curiosità è un gruppo di dipinti che hanno per soggetto donne di colore, tra cui l’inedito Ritratto di ragazza di colore, ma anche Donna di colore, Giornata di sole sulla Senna.
Sempre curioso verso i personaggi e la gente che animavano e la grande città moderna, De Nittis è attento osservatore degli aspetti cosmopoliti e internazionali delle due città (come per esempio la figura dell’indiano nel dipinto Piccadilly).
- Le Japonisme. A Parigi come in altre città europee, durante la seconda metà dell'Ottocento, la quantità di prodotti artistici giapponesi aumenta velocemente assumendo proporzioni sempre maggiori. Ciò è determinato soprattutto dalla scelta del governo giapponese di far conoscere la propria arte attraverso la partecipazione alle Esposizioni Universali, dove venivano presentati manufatti di alta qualità.
De Nittis giunge a conoscere l’arte giapponese attraverso l'amicizia con gli amatori più appassionati d'arte giapponese, tra cui Edmond de Goncourt, Philippe Burty e con artisti quali Edouard Manet (1832-1883) e Edgar Degas (1834-1917), profondamente sedotti dall'estetica giapponese.
Questo gli permette di conoscere ed osservare direttamente quest’arte e di diventarne, mosso da un coinvolgimento sempre maggiore, un raffinato collezionista.
Nell'inventario dei beni posseduti dall'artista, redatto poco meno di un mese dopo la sua morte, figura un numero elevato di oggetti artistici giapponesi (vasi e sculture di bronzo, pannelli di legno intagliati, lampade, ecc.) oltre a una ricca serie di pitture (“kakemono”, paraventi, ecc.).
Molti artisti a quell’epoca si fanno sedurre ed influenzare dall’arte giapponese e nell'ambito degli studi relativi a questo influsso esercitato sugli artisti occidentali della seconda metà del XIX secolo, il caso di Giuseppe De Nittis rappresenta un esempio di estrema importanza.
Questa sezione presenta opere, delle quali la maggior parte sono custodite presso il Museo-Pinacoteca Comunale di Barletta, datate tra il 1873 e il 1884, ed acquerelli di proprietà di Palazzo Pitti a Firenze, che permettono di dimostrare la diretta ispirazione dell'artista a modelli decorativi, a supporti e a materiali solitamente adottati nella pittura giapponese.
Si tratta di una serie di dipinti ad olio quali Effetto di neve, Corsa in slitta, la cui impaginazione è sintomatica di una personale meditazione su alcune caratteristiche fondamentali della pittura giapponese come per esempio l'asimmetria, la sintesi o «l'utilità» attribuita alla nozione di vuoto.
Una serie di tempere e di acquerelli eseguiti su carta o su seta riprendono in alcuni casi il formato del ventaglio e sono direttamente ispirati a tecniche specifiche (“kiri-kane”) o utilizzando materiali frequenti (inchiostro di China) nella pittura giapponese (Foglie di vite, Crisantemi e bambù, Notturno capriccioso, Natura morta, Ritorno dalle corse Gatto, Pioppi nell'acqua).
- I disegni e la grafica. De Nittis era uno sperimentatore: la necessità di confrontarsi con le diverse tecniche, quali l’olio, l’acquerello, il pastello, non l’ha trattenuto dallo sperimentare la grafica, dove meglio che con qualunque altra tecnica è possibile vedere la sua vicinanza all’esperienza impressionista.
La sezione presenta esemplari che provengono dal corpus di grafica del Museo Pinacoteca Comunale G. De Nittis di Barletta, dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi e all’Istituto Nazionale della Grafica di Roma. Accanto a queste opere sarà presentato un gruppo di disegni inediti.
Inoltre la mostra sarà corredata da una sezione documentaria ricca di documenti, lettere e foto di cui alcune inedite. Tra le curiosità sarà esposto il registro del “Salotto dei De Nittis”, che Léontine teneva accuratamente a testimonianza dei loro conviviali, dal quale si rileva l’importanza e il successo che questo salotto riscuoteva nella Parigi di fine secolo.
La mostra è curata da Renato Miracco, con la collaborazione di un comitato scientifico costituito in gran parte da studiosi esperti della pittura dell’800, con particolare attenzione verso questo nostro grande artista: Giuseppe Berta, Raffaele De Grada, Piero Dini, Gabriele Mazzotta, Christine Farese Sperken, Salvatore Abita, Emanuela Angiuli, Fabrizio Vona, Stefano Fugazza, Giuliano Matteucci, Manuela Moscatiello, Vincenza Lomonaco, Antonio Paolucci, Maria Grazia Piceni Testi, Daniela Sacerdoti, Ippolito Edmondo Ferrario.
Accompagnerà la rassegna un catalogo edito da Mazzotta, con saggi di Raffaele De Grada, Renato Miracco, Christine Farese Sperken, Manuela Moscatiello, Piero Dini, Maria Grazia Piceni, Giuseppe Berta, Antonio Paolucci; le schede critiche saranno curate da Christine Farese Sperken, Manuela Moscatiello, Ippolito Edmondo Ferrario, Stefano Fugazza ; Emanuela Angiuli curerà una biografia ragionata dell’artista.
In collaborazione con
DART-Chiostro del Bramante, Roma
Fondazione Foedus, Roma
Museo Pinacoteca Comunale, Barletta
Fondazione Antonio Mazzotta, Milano
Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Ministero degli Affari Esteri
Ministero per i Beni e Attività Culturali
Regione Lazio
Comune di Roma
Catalogo
Edizioni Gabriele Mazzotta
Per informazioni
06.68809035 www.chiostrodelbramante.it
Ufficio Stampa
Sveva Fede
e-mail: fattoriadisanfabbiano@inwind.it
Il Pane e le Rose. Donne del Lazio nelle Collezioni Alinari.
Si apre il 21 settembre 2004 nella splendida cornice del chiostro del Bramante in Roma una inedita mostra dei Fratelli Alinari dedicata alle donne del Lazio: donne cioè che nelle tante città o paesi del Lazio hanno vissuto, lavorato. Che hanno dedicato buona parte della loro vita a questo territorio, arricchendolo con la loro fatica, con i prodotti del loro ingegno.
Sono contadine vissute a fine ‘800, inizi ‘900. Volti rugosi, provati dalla fatica. Mani nodose, aduse al lavoro nei campi. Piedi nascosti dalle ciocie, cioè da stracci. O nudi, callosi. Ma anche occhi vivaci, volti fieri. Compaiono soprattutto nei tanti lavori poi cancellati dalla modernizzazione: trasportano l’acqua sul capo in giare di rame, lavano bucati propri e altrui al pubblico fontanile. Attingono acqua potabile alla fontanella. Lavorano i campi. Compaiono anche in momenti festivi: in un attimo di riposo dopo la giornata lavorativa, o protagoniste delle tante feste popolari e religiose di cui il Lazio è ricco: feste connesse spesso alla primavera, alle primizie. Ed ecco belle, giovani donne che donano fragole, ciliegie, che distribuiscono fiori. Spesso, in costumi tradizionali, con coralli bene auguranti al collo, con orecchini d’oro: nelle feste si fa sfoggio delle cose più belle, gelosamente tramandate di madre in figlia.
Compaiono nella mostra anche aristocratiche, donne del bel mondo: in morbide, lunghe, fluttuanti vesti, con ombrellini aperti contro il sole, con cappelli dalle larghe tese che ombreggiano volti misteriosi, affascinanti proprio perché non totalmente svelati. Si affacciano all’estate da stabilimenti balneari ancora esclusivi, a Ostia, a Fregene; assaggiano una consumazione all’aperto, con le amiche. Cavalcano, in occasione di qualche caccia alla volpe. Compaiono anche le donne di Casa Savoia. Per lo più, ritratte in momenti di splendore, quando gli anni della catastrofe sono di là da venire: due regine, Margherita e Elena, in tenuta di gala, con abiti stretti in vita, ricamati, molti giri di perle al collo, mani inanellate. Elena compare anche con la famiglia: bambini ben vestiti, evidentemente di buona famiglia, il cui avvenire si prospetta, al momento, felice.
Gli stessi anni del Novecento sono però anche apportatori di dolore, di morte. Le due guerre mondiali interessano certamente gli uomini al fronte ma anche le donne che devono mandare avanti le famiglie, resistere alle angustie della solitudine, della carenza di viveri, dei bombardamenti. Ed ecco donne crocerossine che si prodigano nel volontariato, donne e bambini sfollati che aspettano, in un paese che non è il loro, un po’ di cibo. Donne che cercano di apprendere nuovi mestieri lasciati liberi dagli uomini. Che fanno nuovi lavori.
E poi, le donne degli anni ’60, ’70: anni di malessere sociale, di disordine urbano. Di conflittualità: nella capitale le donne che vivono in borgata chiedono il rispetto dei diritti sociali: scuole, servizi. Case. Pace. Alcune tematiche, tra cui soprattutto l’aborto, suscitano grandi passioni femminili, lotte sociali. Cui le donne partecipano in prima persona, nella acquisita convinzione che il loro ruolo debba ormai riflettersi nel momento pubblico e non limitarsi al privato. Donne e manifestazioni, quindi, donne e rivendicazioni. Lavoro e casa, sono le più condivise, basilari richieste.
E poi, donne di oggi, che sperimentano nuovi ruoli, nuovi lavori: quello di pilota, ad esempio. O quello del lavoro in polizia, vissuto come una grande conquista sociale, preludio all’ingresso nell’esercito. E volti noti: attrici, cantanti di fama internazionale. Ma anche donne intellettuali: scrittrici, musiciste, imprenditrici culturali.
Una mostra quindi innovativa, bella per la bellezza delle foto, che fanno rivivere un mondo ormai scomparso, che propongono bei ritratti dell’oggi, al femminile. Ma anche una mostra bella, interessante per i contenuti: pur senza alcuna pretesa di esaurire una tematica dai tanti risvolti, dà un deciso contributo alla conoscenza delle donne, dalle più celebri a quelle sconosciute. Si evince dalla mostra una semplice verità che troppe volte è stata dimenticata: in un territorio ricco di tradizioni, di storia e di cultura come il Lazio, un territorio proiettato sul futuro, il ruolo delle donne è stato, è e sarà determinante. Anche perché il ruolo delle donne che nel Lazio hanno profuso le loro tante capacità non si è limitato, non si limita al Lazio ma si è riverberato su una ben più vasta realtà sociale.
La mostra “Il pane e le rose. Donne del Lazio nelle Collezioni Alinari”, che presentiamo a Roma, si inserisce nella più tipica e tradizionale linea espositiva ed editoriale della Fratelli Alinari di Firenze. Il Chiostro del Bramante è la prestigiosa sede che la ospita a partire dal 21 Settembre fino al 1° Novembre 2004.
Una manifestazione nata grazie alla collaborazione con la Presidenza della Giunta della Regione Lazio e con il contributo della Cotral.
La mostra, curata da Maria Immacolata Macioti, si compone di 236 fotografie selezionate tra le immagini custodite nelle Collezioni degli Archivi Alinari.
Vintage prints e riproduzioni dalle lastre originali illustrano e documentano le donne del Lazio, nelle città, nei paesi e nelle campagne dove hanno vissuto, lavorato e dedicato buona parte della loro vita ad arricchire con la loro fatica ed il loro ingegno questo territorio ricco di tradizioni, di storia e di cultura.
Un ruolo, quello femminile, che è stato ed è determinante in una regione come il Lazio proiettata verso il futuro.
Il percorso espositivo si articola in sette sezioni:
• Donne agli albori della fotografia
• La società delle buone maniere
• Lavori individuali, lavori in gruppo
• Donne e disagio in tempo di guerra
• Tra sacro e profano: feste religiose, feste popolari
• Anni '70, le donne in piazza
• Celebrità
In collaborazione con
Regione Lazio
Presidenza della Giunta
COTRAL S.p.A.
Museo di Storia della Fotografia
Fratelli Alinari
Caffetteria del Chiostro del Bramante
Ingresso libero
Orario d'apertura: dal martedì alla domenica ore 10.00 - 19.00
Fino al 17 giugno 2012
Caffetteria del Chiostro del Bramante
Ingresso libero
Orario d'apertura: dal martedì alla domenica ore 10.00 - 19.00
Fino al 25 Aprile 2012
Gallerie del Chiostro del Bramante
Orario d'apertura: dal martedì alla domenica ore 10.00 - 18.00
Fino al 15 Aprile 2012
Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00
Sabato e Domenica dalle 10,00 alle 21,00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti
Intero € 12,00
Ridotto € 10,00
(Valido per gruppi di almeno 15 persone, visitatori oltre i 65 anni, studenti universitari fino ai 26 anni)
Scuole € 5,00
Famiglia € 30,00
(Valido per nuclei familiari di minimo 3 persone)
L’ingresso omaggio è valido per minori di 6 anni
, un accompagnatore per gruppo
, due accompagnatori per scolaresca, giornalisti accreditati, soci ICOM, un accompagnatore per disabile, possessori di Vip Card Arthemisia Group
Informazioni e prenotazioni
Tel. 06.916 508 451
Biglietteria on line
www.mostramiro.it
www.ticket.it/miro/
Spazio Caffetteria
martedì - domenica ore 10 - 19
Ingresso libero
Sale espositive al primo piano
dal martedì alla domenica dalle 11 alle 18
Ingresso libero
Caffetteria del Chiostro del Bramante
Ingresso libero
Orario d'apertura: dal martedì alla domenica ore 10 - 19,30
Caffetteria del Chiostro del Bramante
Dal martedì alla domenica ore 10 - 20
Lunedì chiuso
Timetable
from Tuesday to Sunday 10 a.m. - 8 p.m.
Monday closed
The ticket office closes an hour before the closing
Italian holidays
Thursday December 8th 10 a.m. - 8 p.m.
Saturday December 24th 10 a.m. - 4 p.m.
Sunday December 25th 4 p.m. - 8 p.m.
Monday December 26th 10 a.m. - 8 p.m.
Saturday December 31st 10 a.m. - 5 p.m.
Sunday January 1st 10 a.m. - 8 p.m.
Monday January 2nd 10 a.m. - 8 p.m.
Friday January 6th 10 a.m. - 8 p.m.
Admission
Full price €. 10,00
Reduced price €. 8,50 on Tuesday for all people
Reduced price €. 8,50 for the younger from 14 to 18 years old
Reduced price €. 4,50 for the younger from 7 to 13 years old
Groups €. 8,50 (min. 15 max 25 during the week)
Groups €. 9,00 (min. 15 max 25 during the weekend)
School Groups €. 4.50
The booking is requested for the groups by bank transfer within 8 days from the booking.
Guide admission
Booking €. 20,00
Guide for the group during the week €. 70,00
Guide for the group during the weekend €. 80,00
Guide for the schools €. 50,00
da martedì a domenica ore 10 - 19,30
Ingresso libero
Aperta dal martedì alla domenica ore 10.00 – 20.00
Ingresso libero
Sala delle Sibille
Aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19
Lunedì chiuso
Ingresso libero
Dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Ingresso libero
da martedì a domenica ore 11 - 19
Ingresso libero
Orario
martedì - domenica ore 10 - 20 (ingresso consentito fino alle 19)
Ingresso libero
Orario:
da martedì a domenica, ore 10 - 20
L'accesso è consentito fino ad un'ora prima della chiusura
Lunedì chiuso
Ingresso libero
Sale espositive al primo piano
Orario: da martedì a domenica ore 10 - 20
Lunedì chiuso
Ingresso libero
Orari: dalle 10.00 alle 22.30
Ingresso gratuito
La mostra si svolgerà nel loggiato inferiore
Orario: martedì - domenica 10 - 19
Lunedì chiuso
Salette del loggiato superiore
Ingresso libero
Orario: dal martedì alla domenica ore 10 - 19
Mostra Lamborghini ore 10 - 18,00
Ingresso gratuito
ORARI:
martedì - domenica 10.00-20.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)
lunedì chiuso
PREZZI:
Intero € 8,00
Ridotto martedì per tutti € 6,00
Ridotto (14 - 18 anni) € 6,00
Ridotto (7 - 13 anni) € 4,50
Scuole € 4,50
ORARI:
martedì - domenica 10.00-20.00
(La biglietteria chiude un'ora prima)
lunedì chiuso (eccetto quelli segnalati qui di seguito)
ORARI FESTIVITà NATALIZIE:
26 dicembre 10.00 - 20.00
27 dicembre 10.00 - 20.00
31 dicembre 10.00 - 17.00
1 gennaio 10.00 - 20.00
2 gennaio 10.00 - 20.00
3 gennaio 10.00 - 20.00
6 gennaio 10.00 - 20.00
PREZZI:
Ridotto il martedì per tutti € 8,00
Intero € 10,00
Ragazzi (dai 14 ai 18 anni ) € 8,00
Bambini (dai 4 ai 13 anni) € 4,50
Gruppi (min.15 max 25 persone)
durante la settimana € 8,00
durante il fine settimana € 9,00
Scuole € 4,50
* Per i gruppi e le scuole la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione.
TARIFFE GRUPPI
Prenotazione € 20,00
Visita guidata gruppi € 70,00
Visita guidata gruppi fine settimana € 80,00
Visita guidata scuole € 50,00
* è escluso il costo del biglietto
Disabile ridotto € 8,00
- con accompagno gratuito
- con accompagnatore € 8,00
Conferenza
12 Ottobre 2011 ore 11,00
Orari
- MARTEDì - DOMENICA 10.00-20.00
- LUNEDì chiuso
(La biglietteria chiude un'ora prima)
2 giugno 10.00 - 20.00
29 giugno 10.00 - 20.00
Inaugurazione
23 aprile 2010
Conferenza
23 aprile ore 11.00
PREZZI
RIDOTTO il martedì per tutti €7,50
INTERO €10,00
RAGAZZI (dai 14 ai 18 anni ) € 7,50
BAMBINI (dai 4 ai 13 anni) € 4,50
GRUPPI (min.15 max 25 persone)
durante la settimana € 7,50
durante il fine settimana € 9,00
SCUOLE € 4,50
* Per i gruppi e le scuole la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione.
TARIFFE GRUPPI
Prenotazione € 20,00
Visita guidata gruppi € 70,00
Visita guidata scuole € 50,00
* è escluso il costo del biglietto
Disabile ridotto € 7,50
- con accompagno gratuito
- con accompagnatore € 7,50
PREZZI BIGLIETTI
INTERO € 10,00
RIDOTTO (MARTEDì PER TUTTI) € 7,50
RIDOTTO (14 - 18 ANNI) € 7,50
RIDOTTO ( 7 - 13 ANNI) € 4,50
GRUPPI (min.15 max 25 persone)
durante la settimana € 7,50
durante il fine settimana € 9,00
SCUOLE € 4,50
* Per i gruppi e le scuole la prenotazione è obbligatoria e deve essere effettuata mediante bonifico bancario entro 8 giorni dalla data della prenotazione.
TARIFFE GRUPPI
Prenotazione € 20,00
Visita guidata gruppi € 70,00
Visita guidata scuole € 50,00
* è escluso il costo del biglietto
Disabile ridotto € 7,50
- con accompagno gratuito
- con accompagnatore € 7,50
Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-21.00
Domenica 10.00-21.00
24 dicembre 10.00 - 17.00
25 dicembre 16.00 - 21.00
26 dicembre 10.00 - 21.00
29 dicembre 10.00 - 20.00
31 dicembre 10.00 - 17.00
1 gennaio 10.00 - 21.00
5 gennaio 10.00 - 20.00
6 gennaio 10.00 - 21.00
Lunedì chiuso ( eccetto quelli segnalati sopra)
(la biglietteria chiude un’ora prima)
PREZZI
Intero €. 10,00
Ridottissimo (martedì per tutti) €. 7,00
Disabili (accompagnatore gratuito) € 7,00
Bambini (0-6 anni) gratuito
Bambini (7-12 anni) €7,00
Scuole €. 4,50
Gruppi (Min.15 pers. max 25 durante la settimana -max 20 nel weekend) € 7,00
Orari
dalle 11.00 alle 19.00
Inaugurazione
5 agosto 2008 ORE 18.00
Orari
Tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00
Lunedì chiuso
Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-22.00
Domenica 10.00-21.00
Lunedì chiuso
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Orari feste
Giovedì 1 Novembre 10.00-21.00
Martedì 25 Dicembre 17.00-21.00
Mercoledì 26 Dicembre 10.00-21.00
Lunedì 31 Dicembre 10.00-17.00
Martedì 1Gennaio 11.00-21.00
Domenica 6 Gennaio 10.00-21.00
PREZZI BIGLIETTI
martedì RIDOTTISSIMO € 7,00
mercoledì al venerdì RIDOTTO € 9,00
sabato e domenica INTERO € 10,00
PREZZI SPECIALI
PREZZO GRUPPI SETTIMANALI € 7,00
PREZZO GRUPPI SABATO E DOMENICA € 9,00
VISITA GUIDATA € 70,00 A GRUPPO (MAX 25).
PREZZO BAMBINI ( 0-6 anni) gratuito
PREZZO BAMBINI (7-12 anni) € 7,00
PREZZO DISABILI € 7,00
ACCOMPAGNATORE DISABILE gratuito
VISITE DIDATTICHE SCUOLE : BIGLIETTO RIDOTTO € 4,50 CAD.
LABORATORIO DIDATTICO € 80,00 ( solo il lunedì)
Orari
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
( la biglietteria chiude un'ora prima)
Lunedì chiuso
Prezzo biglietto € 6,00
Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-23.00
Domenica 10.00-21.00
Lunedì chiuso
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Orari feste
Pasqua Domenica 8 aprile 10.00-21.00
Lunedì dell’Angelo 9 aprile 10.00-21.00
Mercoledì 25 aprile 10.00-21.00
Martedì 1 maggio 10.00-21.00
PREZZI BIGLIETTI
Ingresso Intero €. 9,00
Ridotto (martedì per tutti) €. 7,00
Escluso i festivi
Gruppo al di sopra di 20 persone €. 7,00
Scuole €. 4,50
Group tour obbligatorio per i gruppi superiori a 15 persone con supplemento di € 1,00
Orari
Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-24.00
Domenica 10.00-21.30
Lunedì chiuso
( la biglietteria chiude un’ora prima)
Orari feste
Mercoledì 1 Novembre 10.00-20.00
Venerdì 8 Dicembre 10.00-20.00
Domenica 24 Dicembre 10.00-17.00
Lunedì 25 Dicembre 17.00-22.00
Martedì 26 Dicembre 10.00-21.30
Domenica 31 Dicembre 10.00-17.00
Lunedì 1Gennaio 10.00-21.30
Sabato 6 Gennaio 10.00-24.00
PREZZI
Intero €. 9,00
Ridotto (il martedì escluso i festivi) €. 7,00
Gruppi al di sopra di 20 persone €. 7,00
Scuole €. 4,50
Orari
Tutti i giorni dalle 10 alle 19
Lunedì chiuso
Orari
Martedì-Venerdì:10,00-20,00
Sabato:10,00-24,00
Domenica:10,00-21,30
(La biglietteria chiude un'ora prima)
Lunedì chiuso
Orari
Martedì-Venerdì:10,00-20,00
Sabato:10,00-24,00
Domenica:10,00-21,30
(La biglietteria chiude un'ora prima)
Lunedì chiuso
Giovedì 8 dicembre dalle 10.00 alle 21.30
Sabato 24 dicembre dalle 10.00 alle 18.00
Domenica 25 dicembre dalle 15.00 alle 21.30
Lunedì 26 dicembre dalle 10.00 alle 21.30
Sabato 31 dicembre dalle 10.00 alle 18.00
Domenica 1 gennaio 2006 dalle 10.00 alle 21.30
Lunedì 2 gennaio 2006 dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì 6 gennaio 2006 dalle 10.00 alle 21.30
PREZZI
Intero €. 9,00
Ridotto (il martedì per tutti) €. 7,00
Escluso i festivi
Gruppo al di sopra di 20 persone €. 7,00
Scuole €. 4,50
Orari
Martedì-Domenica: 10,00 alle 20,00
(La biglietteria chiude un'ora prima)
Lunedì chiuso
Prezzi biglietti
Intero € 5,00
Martedì (esclusi i festivi) € 4,00
Gruppi al di sopra di 20 persone € 4,00
Scuole € 4,00
Orari
tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
venerdì dalle 10.00 alle 24.00
chiuso il lunedì
la biglietteria chiude un'ora prima
Inaugurazione
giovedì 21 luglio dalle ore 18.00
Conferenza
giovedì 21 luglio dalle ore 11.00 alle ore 15.00
Orari
tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00
venerdì dalle 10.00 alle 24.00
chiuso il lunedì
LA BIGLIETTERIA CHIUDE UN'ORA PRIMA
COSTI BIGLIETTI:
€ 5,00 interno
€ 4,00 touring club
€ 3,00 ridotto
Orari
Tutti i giorni 10- 20
sabato 10 - 24.00
domenica 10 - 21.30
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un'ora prima
Pasqua 10-21.30
Lunedì dell'Angelo 10-21.30
25 aprile 10-21.30
2 giugno 10-20
Orari
Martedì-venerdì 10,00-19,00
Sabato 10,00-23,00
Domenica 10,00-20,30
Lunedì Chiuso
Durante le feste natalizie:
8 dicembre dalle 10 alle 19
24 dicembre dalle 10 alle16
25 dicembre dalle 16 alle 20,30
26 dicembre dalle 10 alle 20,30
27 dicembre dalle 10 alle 19
31 dicembre dalle 10 alle 16
1 gennaio dalle 15 alle 23
3 gennaio dalle 10 alle 19
6 gennaio dalle 10 alle 20.30
Orari
Orario di apertura:
Tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00 – Sabato dalle 10,00 alle 22,00 – Chiuso il lunedì
Conferenza
Presentazione alla Stampa lunedì 20 Settembre 2004 alle ore 11,00
Catalogo
Catalogo: Edizione Alinari € 39,00 (176 pagine, 236 foto, formato 24x28, legatura in bross
Per informazioni
Per informazioni tel. 06 68809035
Ufficio Stampa
Presentazione alla Stampa lunedì 20 Settembre alle ore 11,00